{"id":1270,"date":"2014-07-07T14:52:44","date_gmt":"2014-07-07T12:52:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.sanseverinolucano.com\/?p=1270"},"modified":"2014-07-09T21:01:25","modified_gmt":"2014-07-09T19:01:25","slug":"animali-e-cacciatori","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.sanseverinolucano.com\/?p=1270","title":{"rendered":"Animali e cacciatori"},"content":{"rendered":"<p>Articolo pubblicato nel 2010 dalla rivista ambientalista di Wilderness Italia.<\/p>\n<p>Adiacente al camino, in alto a destra era appeso il fucile di pap\u00e0. La mattina, quando ci alzavamo ed il fucile non c\u2019era, era palese che pap\u00e0 era andato a caccia. Mio padre era un cacciatore, uno dei migliori di Mezzana, non mancava mai un colpo, si diceva. La selvaggina non mancava sulla nostra tavola: beccacce, lepri, volpi facevano parte dei piatti migliori cucinati da mamma. Eravamo tutti abituati a queste uscite di pap\u00e0. Noi bimbi non riuscivamo ancora a preoccuparcene mentre la mamma, tante volte, quando usciva la mattina presto o a notte fonda,si arrabbiava e non poco. Ho sempre creduto che il mio pap\u00e0 andasse a caccia per noi, per portarci tanta buona carne. Un giorno sentii la motozappa scendere dal vicolo. Pap\u00e0 era tornato e il fucile non era appeso al camino. Quel giorno non si trattenne a scaricare la legna come faceva di solito e sal\u00ec a casa a chiamare mio fratello, gli disse che gli aveva portato una cosa. Incuriosita, scesi anch\u2019io con loro per vedere questo regalo. Entrammo nel garage, la motozappa era gi\u00e0 parcheggiata, pap\u00e0 ci fece avvicinare e con un timido, quasi pudico sorriso, sussurr\u00f2 a mio fratello:\u201dguarda cosa ti ho portato\u201d. Ci avvicinammo e rimanemmo fermi e storditi davanti a un bellissimo gufo grigio che muoveva due grandi occhi verde chiaro in tutte le direzioni, occhi spalancati e accusatori di non so quale crimine. Mio padre poi lo prese in mano e allora capii il velo d\u2019accusa dentro quegli occhi: era ferito, sanguinava, un proiettile era entrato dentro il suo piccolo corpo. Mio fratello di soli cinque anni rimase serio, sconvolto. Io esclamai:\u201d ma pap\u00e0 perch\u00e9 gli hai sparato!\u201d. Mio fratello continuava a fissare il gufo, immobile. Lui amava gli animali, amava prendersi cura di galline, formiche, cani, del suo cardellino Lilly, sfogliava libri che ritraevano tigri, leoni e guardava tutti i documentari in tv sulla vita degli animali. Forse pap\u00e0 aveva portato quel gufo a mio fratello pensando di renderlo felice ma non pot\u00e9 non notare uno sguardo fisso su quella bestiola e cap\u00ec subito che aveva sbagliato: non gli aveva portato uno splendido esemplare di gufo ma un semplice animale ferito e sofferente che riusc\u00ec a imprimere, sullo stato d\u2019animo del suo bambino. una sottile malinconia che contagi\u00f2 anche lui. Ci mand\u00f2 via e di quel gufo non ne sapemmo pi\u00f9 nulla. Da quel giorno pap\u00e0 non ci port\u00f2 che prede morte. Quel gufo mi fece interrogare sul mio pap\u00e0 cacciatore. Un giorno ci raccont\u00f2 di aver ucciso anche gatti selvatici e falchi perch\u00e9 suoi antagonisti nella caccia alle lepri e beccacce. Un cacciatore dunque non uccideva solo per portare carne alla sua famiglia e non uccideva per odio verso gli animali. Il mio pap\u00e0 cacciatore amava la natura, la venerava, la proteggeva ma la sfidava, a volte vinceva, altre volte perdeva e da questo gioco perverso ne traeva un sottile piacere. Il gufo sulla motozappa con gli occhi spalancati e fieri era il simbolo di questa lotta e, al di l\u00e0 di questo strano conflitto tra singolari rivali, c\u2019erano due bambini che non riuscivano a capire altro che la sofferenza e il diritto alla vita negato.<br \/>\nEppure pap\u00e0 cacciatore ci ha lasciato in eredit\u00e0 sia a me che a mio fratello il grande amore e rispetto per la natura e per gli animali.<br \/>\nQuando nacqui mio padre aveva un bellissimo bastardino nero dal pelo lungo che sembrava un incrocio tra un Terranova e un Setter. Alla mia mamma dopo pochi mesi dal matrimonio, notando il suo disappunto verso il suo amico cane, disse:\u201d se vuoi bene a me devi voler bene pure al mio cane\u201d e la mamma non pot\u00e9 far altro che abituarsi alla presenza un po\u2019 ingombrante di Billy.<br \/>\nBilly seguiva pap\u00e0 ovunque, a volte sentivamo parlare in bottega credendo che ci fosse qualcuno e invece era pap\u00e0 che chiacchierava amorevolmente col suo cane.<br \/>\nBilly rest\u00f2 con lui per 14 anni e poi un bel giorno, come un vecchio saggio, salut\u00f2 pap\u00e0 e la mamma e se ne and\u00f2 a morire lontano, all\u2019ombra di una quercia. Dopo di Billy, mio zio regal\u00f2 a mio padre un cucciolo appena svezzato che aveva un grave handicap, a sentire pap\u00e0, era una femmina. Mina era intelligentissima. Un\u2019immagine legata a Mina :un asino, montato da mio fratello mantenuto dalla mano solerte di nonno Saverio e Mina che tira la fune alla quale l\u2019asino \u00e8 legato. Mina mor\u00ec uccisa dal cacciatore. Dopo tanti tentativi per non farla ingravidare, pillole anticoncezionali, periodi di reclusione, allora forse non esisteva la sterilizzazione, ogni sei mesi pap\u00e0 era costretto ad uccidere la cucciolata di Mina che non riusciva a collocare in nessun modo e un giorno preso dall\u2019ira le spar\u00f2. Soffr\u00ec cos\u00ec tanto che non tocc\u00f2 cibo per diversi giorni.<br \/>\nLa nostra vita familiare \u00e8 stata sempre caratterizzata dalla presenza di piccoli amici animali: cani, gatti, canarini, pappagalli, pesciolini rossi. Pap\u00e0 insegn\u00f2 a tutti noi quanto l\u2019amicizia di un animaletto sia capace di riempire la vita di emozioni e c\u2019insegn\u00f2 che la bellezza della natura non \u00e8 opzionale ma \u00e8 indispensabile alla nostra storia e alla nostra formazione di uomini e donne.<br \/>\nEsiste un posto magico: un piccolo appezzamento di terreno, un gruppetto di giovani alberi che si sono nutriti dei corpi degli animali sepolti ai loro piedi. E\u2019 come se quegli alberi possedessero i loro spiriti che tornano a vivere attraverso lo stupore di tale consapevolezza.<br \/>\nOgni essere che ha lasciato una traccia sul percorso della nostra storia, ogni essere che ci ha fatto gioire, emozionare e piangere, anche se diverso da noi, sieder\u00e0 nel nostro olimpo di ricordi ed affetti per sempre.<\/p>\n<p>Carmela De Marco<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Articolo pubblicato nel 2010 dalla rivista ambientalista di Wilderness Italia. 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