{"id":1451,"date":"2014-08-11T20:42:04","date_gmt":"2014-08-11T18:42:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.sanseverinolucano.com\/?p=1451"},"modified":"2014-08-11T20:55:41","modified_gmt":"2014-08-11T18:55:41","slug":"una-famiglia","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.sanseverinolucano.com\/?p=1451","title":{"rendered":"Una famiglia"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.sanseverinolucano.com\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/ghiro_abruzzo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-1452 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.sanseverinolucano.com\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/ghiro_abruzzo-265x300.jpg\" alt=\"ghiro_abruzzo\" width=\"265\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/www.sanseverinolucano.com\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/ghiro_abruzzo-265x300.jpg 265w, http:\/\/www.sanseverinolucano.com\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/ghiro_abruzzo-906x1024.jpg 906w, http:\/\/www.sanseverinolucano.com\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/ghiro_abruzzo.jpg 1060w\" sizes=\"auto, (max-width: 265px) 100vw, 265px\" \/><\/a>Partirono all\u2019alba, quando il cielo era ancora tinto di quell\u2019azzurro cupo che si schiarisce\u00a0 col lento e nascosto sorgere del sole. Si portarono sulla strada principale per le viuzze strette del paese. L\u00e0 li attendeva il boscaiolo che gli avrebbe tagliato quel vecchio cerro che cresceva sul ciglio della strada. Il trattore annunci\u00f2 il suo arrivo con il rombo pesante e le luci dei fari che penetravano l\u2019aria bluastra dell\u2019alba. Salirono tutti e due appoggiandosi alle scalette laterali e il trattore si avvi\u00f2. Il padre e il boscaiolo chiacchieravano ad alta voce, a causa del rumore che faceva il motore. Poi incontrarono la strada sterrata che saliva in alto, per i boschetti che circondavano le ultime case e i campi ormai quasi tutti incolti; per i pascoli ormai invasi da rovi, su cui il bosco si espandeva, quando la ghianda attecchiva alla terra, e dai germogli spuntavano i nuovi alberelli. Per quei pascoli dove ancora si vedeva qualche vecchio pastore col suo cappello a falde strette e la giacca di velluto infestata dai tafani dell\u2019estate, con la faccia bruciata dal sole e il corpo nodoso come le radici degli alberi. Si udiva il suo richiamo, i versi di quella lingua che solo il pastore e il suo gregge comprendono; e c\u2019era l\u2019abbiare dei cani che minacciosi si dirigevano verso gli sconosciuti che passavano\u00a0 accanto al gregge, percorrendo i sentieri scavati dagli animali; poi il pastore si alzava dal posto fresco che si era scelto all\u2019ombra della quercia e si avvicinava per richiamare i cani e scambiare quattro chiacchiere. \u00a0\u201cU\u2019 valano\u201d, era detto cos\u00ec il pastore delle mucche e \u201c \u2019u picuraro\u201d, il pastore di pecore e capre che ancora viveva la transumanza e si incontrava d\u2019estate, col gregge che pascolava finalmente all\u2019aria fresca della montagna. Ma i sentieri si stavano riempendo di erbacce, quelli che un tempo erano campi coltivati \u00a0adesso erano terreni messi a semina dalla natura stessa. Il mondo civile cambiava velocemente mentre la natura ritornava lentamente ad espandere la vita secondo le sue leggi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Era ancora buio quando i fari del trattore abbagliarono una lepre in mezzo alla strada. Se ne stava l\u00e0, ferma, stupita e impaurita da quella luce improvvisa che spuntava come nulla dalle tenebre. Sarebbe potuta sparire con un balzo, saltando al lato della strada, trovando riparo tra i cespugli, invece se ne stava ancora l\u00e0, ipnotizzata dalla luce. Alla fine lentamente si decise ad abbandonare la strada e si butt\u00f2 nei rovi sparendo nell\u2019oscurit\u00e0 bluastra che lentamente si dissolveva. Il sole sorgeva e boschi e pascoli si riempivano della luce tersa del giorno, quella luce allegra e vivida che mette sempre armonia nei propri pensieri.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Arrivarono al vecchio rudere dell\u2019ovile circondato da grossi cerri. Il ragazzo amava quegli alberi. Non ne erano rimasti tanti ormai dei vecchi giganti secolari. Le moderne motoseghe li avevano abbattuti e la loro alta chioma non si ergeva pi\u00f9 sul bosco come un tempo. &#8220;E\u2019 stato distrutto tutto&#8221;, si lasci\u00f2 sfuggire il padre un giorno con un\u2019aria che lasciava trasparire malinconia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Arrivarono ai boschetti di loro propriet\u00e0 e si portarono nel punto in cui sorgeva il grande cerro da abbattere, vicino al vecchio pagliaro. Era un albero dal tronco scuro e molto grosso e ai sui piedi c\u2019era una strana segatura. Dava l\u2019idea di un albero cavo. &#8220;Quando questo vecchio albero sar\u00e0 abbattuto gli altri potranno crescere&#8221;, disse il padre. E aggiunse che l\u2019albero era \u00a0grosso\u00a0quasi\u00a0come adesso, quand&#8217;era ragazzo.<\/p>\n<p>Il boscaiolo scaric\u00f2 gli attrezzi dal trattore: la motosega, l\u2019accetta, la mazza e i cunei; la benzina e la lima per affilare la catena. Accese il motore e cominci\u00f2 a varie riprese a creare la tacca sull\u2019albero, poi lev\u00f2 quella che somigliava ad una fetta d\u2019anguria. Il padre disse al ragazzo che dovevano allontanarsi. Il boscaiolo fece penetrare la lama dall\u2019altro lato del tronco; l\u2019albero cominci\u00f2 a sussultare, poi perse l\u2019equilibrio&#8230; e si sent\u00ec il rumore del legno che si rompe e cos\u00ec stramazz\u00f2 al suolo con uno schiaffo rumoroso alla strada sterrata; si spezz\u00f2 qualche ramo e qualcun altro volava, e cadendo l\u2019albero investiva una giovane pianta destinata a rinsecchirsi, mentre le altre vicine avrebbero finalmente visto la luce e sarebbero cresciute dritte.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Adesso bisognava cominciare a segare l\u2019albero, dividendolo in tronchetti e partendo dal ceppo. Il tronco era cavo. Quando arriv\u00f2 a segare il secondo ceppo dalla cavit\u00e0 spunt\u00f2 una coda. Nel tronco c\u2019era un nido di ghiri. Madre, padre e figli. Una famiglia. La motosega aveva sfiorato gli animali per pochi centimetri. La coppia usc\u00ec fuori, erano spaventati e disorientati. Uno si port\u00f2 sul tronco. Il ragazzo lo afferr\u00f2 subito con la mano destra, quasi d\u2019istinto. L\u2019animale si liber\u00f2 subito dalla \u00a0debole stretta del ragazzo e con un salto di quattro metri scomparve tra i cespugli. Il padre rimprover\u00f2 il ragazzo. &#8220;Non avresti dovuto farlo. Poteva staccarti un dito!&#8221;. L\u2019altro ghiro si arrampic\u00f2 quasi che lo avesse preso per un albero, sui pantaloni del padre, che si divincol\u00f2 goffamente da quell\u2019assalto. Quella scena fece sorridere il ragazzo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il boscaiolo continu\u00f2 a segare l\u2019albero, quasi ignaro di quello che avevano combinato. I piccoli erano rimasti all\u2019interno del nido, e quando il ceppo fu spaccato in due caddero a terra, dimenandosi ciechi in quel mondo oscuro, alla ricerca di quel calore materno che era stato, fino a quel momento, \u00a0l\u2019unica sicurezza della loro breve vita. Non sarebbero durati a lungo l\u00e0 per terra. Uno dei tronchetti era rotolato e ne aveva schiacciato uno, che ancora si muoveva con le sue minuscole budella di fuori, tinte di sangue. Il ragazzo smise di aiutare il padre e il boscaiolo nello spaccare la legna e cerc\u00f2 di mettere in salvo i cuccioli di ghiro. Ne prese uno in mano e si stup\u00ec della capacit\u00e0 che aveva di avvinghiarsi ai suoi guanti di pezza. Il ragazzo si arrampic\u00f2 sul lato destro della strada e trov\u00f2 una buca naturale per terra, tra i cespugli. Tir\u00f2 il piccolo essere che era rimasto aggrappato al guanto della sua mano destra: non voleva mollare la presa e dovette tirare con forza per staccare le sue unghia dalla stoffa. Dopo averne riposto uno and\u00f2 a prendere gli altri.\u00a0 Ce n\u2019erano altri quattro oltre a quello morto; un altro si muoveva ancora, ma forse era ferito perch\u00e9 urtato anch\u2019esso dai ceppi. Il padre esort\u00f2 il ragazzo a lasciar perdere i cuccioli e a ritornare a lavorare. \u00a0Dopo averli messi tutti nella buca si rimise anche lui al lavoro. Quando finirono il padre spieg\u00f2 al ragazzo che non doveva preoccuparsi, perch\u00e9 la madre avrebbe recuperato i cuccioli e li avrebbe portati da qualche altra parte, in un luogo sicuro tra gli alberi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il giorno dopo il ragazzo trov\u00f2 la scusa di farsi un giro per funghi e ritorn\u00f2 a piedi alla buca, nel bosco dove aveva riposto quelle piccole creature. Nella buca era rimasto solo un cucciolo, ed era morto. Era quello ferito, e che lui aveva riposto lo stesso nella buca, assieme agli altri. Un fratello sfortunato che il Caos del mondo aveva rispedito indietro nei labirinti del Nulla. Se i cuccioli fossero stati divorati da qualche volpe il cucciolo morto non sarebbe rimasto l\u00e0. Era la prova che era stata \u00a0la madre a prenderli. La madre, che conosceva per istinto la presenza della morte, lo aveva lasciato l\u00e0, recuperando gli altri cuccioli e portandoli su un altro albero. L\u00ec, forse, la famiglia avrebbe ritrovato una nuova casa nella pace del bosco\u2026<\/p>\n<p>Saverio De Marco<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Partirono all\u2019alba, quando il cielo era ancora tinto di quell\u2019azzurro cupo che si schiarisce\u00a0 col lento e nascosto sorgere del sole. Si portarono sulla strada principale per le viuzze strette del paese. 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