{"id":1512,"date":"2014-08-17T18:26:02","date_gmt":"2014-08-17T16:26:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.sanseverinolucano.com\/?p=1512"},"modified":"2014-08-17T18:26:31","modified_gmt":"2014-08-17T16:26:31","slug":"paura","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.sanseverinolucano.com\/?p=1512","title":{"rendered":"Paura"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-size: small\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-1513 size-full\" src=\"http:\/\/www.sanseverinolucano.com\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/JackLondon.jpg\" alt=\"JackLondon\" width=\"227\" height=\"486\" srcset=\"http:\/\/www.sanseverinolucano.com\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/JackLondon.jpg 227w, http:\/\/www.sanseverinolucano.com\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/JackLondon-140x300.jpg 140w\" sizes=\"auto, (max-width: 227px) 100vw, 227px\" \/><em>&#8221; E cos\u00ec, passo dopo passo, facendo seguire a uno scavo dove poggiare il piede ad un altro scavo dove poggiare l&#8217;altro piede, minuscola particella di vita che arranca faticosamente sospesa in aria come una mosca sulla parete\u00a0 della Mooseshide Mountain, si apr\u00ec un varco verso l&#8217;alto.&#8221;<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small\">(Jack London, tratto da: &#8220;Un&#8217;arrampicata sulla slavina&#8221;)<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small\"><br \/>\n<\/span><span style=\"font-size: small\">Aveva aggirato il fianco della montagna e s\u2019era portato dietro l\u2019altro versante, e adesso la serra appariva completamente diversa, mostrando un volto meno dolce e rassicurante. Pieg\u00f2 nella foresta attraversando un dente di roccia che si ergeva come un castello. Abeti, pini, pioppi e faggi convivevano su questo sperone, la cui cima era presidiata da un vecchio pino fantasma. C\u2019erano alberi piccoli e grandi che crescevano sulla roccia, aggrappati ad essa sembravano fuggire la terra per ritirarsi in alto su quelle nude superfici di pietra. Pass\u00f2 accanto al costone roccioso dove c\u2019erano quei tre pini con le radici scoperte, disperatamente attaccate al terreno. Resistiamo sembravano dire, da qui non ce ne andremo mai. Poi vide il pino bruciato lo scorso anno. Si ricordava l\u2019enorme tronco con le possenti radici aggrappate alla roccia. Un albero maestoso ora accasciato a terra, con lo scheletro bianco annerito dal fuoco. Non era stato il fulmine a ridurlo cos\u00ec ma la mano consapevole di un uomo. E adesso quel cadavere arboreo sembrava il muto testimone di un\u2019apocalisse silenziosa e inevitabile, di un male indecifrabile, nato tra i recessi di una lucida volont\u00e0 annientatrice\u2026 Entr\u00f2 nella foresta di faggio seguendo il sentiero e non vide pi\u00f9 la serra. Sbuc\u00f2 in una radura e le montagne riapparvero. Quella pi\u00f9 distante, a sud, mostrava il suo versante inaccessibile con pareti di roccia grigia che si espandevano dappertutto, su cui crescevano sparpagliati pini lontani che sembravano apparizioni fantastiche, di un mondo che esisteva solo nei sogni. Rimase per un po\u2019 ad osservare quello spettacolo e si immagin\u00f2 solo in mezzo a quella desolazione di roccia verticale. Poi prosegu\u00ec per il sentiero e incontr\u00f2 la biforcazione. Dove salire a destra, per raggiungere l\u2019avvallamento situato tra le due montagne e il tracciato seguiva proprio il valico che le separava. A sinistra invece il sentiero continuava ad attraversare chilometri di foresta sterminata, popolata da laghetti e misteriosa come i lupi che la percorrevano ogni notte. Sal\u00ec e ad un certo punto rivide il versante della montagna che stava a nord, molto pi\u00f9 vicino. I pini erano aggrappati alla roccia e alla base delle pareti verticali c\u2019era un tappeto di enormi massi rotondi, che erano rotolati negli anni gi\u00f9 da quel versante instabile che si sbriciolava di continuo attraverso i millenni. Stava quasi raggiungendo l\u2019avvallamento ma non riusciva a distogliere lo sguardo da quelle pareti verticali, da quella visione selvaggia che parlava di un posto ancora intatto, forse mai percorso da nessun uomo. Mentre saliva prese la decisione: sarebbe arrivato al tappeto di massi e avrebbe tentato di scalare quei pendii rocciosi cos\u00ec ripidi e scoscesi, per arrivare sulla sommit\u00e0 della serra. Vista da l\u00ec la scalata non pareva cos\u00ec difficile. Ma le montagne ingannano sempre da lontano. Abbandon\u00f2 il sentiero e si diresse in alto; doveva superare un tratto di bosco intricato per poi sbucare sul tappeto di massi. Il bosco appariva davvero qualcosa di primordiale e l\u00e0, mentre superava gli ostacoli che la vegetazione intricata gli frapponeva, sentiva che una forza vitale e un\u2019agilit\u00e0 istintiva si accumulavano lentamente in lui. Si sentiva un estraneo, lontano dalla civilt\u00e0, anche perch\u00e9 l\u00e0 difficilmente qualcuno avrebbe potuto trovarlo e questa considerazione non faceva che dargli ancora pi\u00f9 euforia. Sbuc\u00f2 in un tratto scoperto e sopra di s\u00e9, abbarbicati sul ripido pendio che degradava nel bosco, apparvero i pini loricati, che brillavano al sole sotto lo sfondo di un cielo di un cupo colore azzurro. Ritorn\u00f2 a salire facendosi largo tra le piccole macchie di faggio e si ritrov\u00f2 alla base del tappeto di massi. Una desolazione bianca abitata dalle piccole lucertole di montagna. Lo attravers\u00f2 saltando da un masso ad un altro e riusc\u00ec finalemente a raggiungere la base della parete. Piccoli pini crescevano a stento tra quelle rocce arse perennemente dal sole. Inizi\u00f2 a salire la parete, aggrappandosi agli appigli di roccia. Le rocce erano instabili, il terreno franava e il pietrisco scivolava sotto i piedi. Il cuore gli palpitava e il sudore gli colava dalla fronte sotto quel sole cocente, bianco come le pietre che esso illuminava. Ma nonostante tutto continu\u00f2 nella scalata. Procedeva lentamente, tastando gli appigli con le mani e assicurandosi che il terreno non franasse sotto i piedi. Raggiunse delle rocce compatte ma adesso la parete diventava completamente verticale. Sotto di lui intanto era cresciuto il vuoto e il tappeto di massi s\u2019era fatto ormai lontano; sembrava un materasso messo l\u00e0 per accelerare, piuttosto che evitare, la morte di chi fosse incidentalmente caduto dalla parete. Guard\u00f2 in basso. Immagin\u00f2 le sue mani che scivolavano dalla tenuta salda di quelle rocce e il corpo che volava gi\u00f9 parallelo alla parete e poi si schiantava sul quel materasso di pietra. Era arrivato quasi ad un punto di non ritorno. Avrebbe potuto proseguire nell\u2019arrampicata ma se fosse scivolato, visto l\u2019elevato grado di pendenza della parete, sarebbe volato gi\u00f9 e quel tappeto di massi sarebbe diventato il suo letto di morte. Una morte che magari sarebbe arrivata dopo la lunga agonia di un corpo dissanguato e dalle ossa frantumate, dove palpitavano ancora i sussulti della vita. Cominci\u00f2 a tremare e sent\u00ec che un principio di disperazione iniziava ad assalirlo. Pens\u00f2 alla sua famiglia, al padre, alla madre e ai fratelli, alla nonna, e li vide tranquilli nel soggiorno di casa, inconsapevoli di dove egli si trovasse, con i volti preoccupati, carichi di apprensione. Si sent\u00ec davvero solo e come estraniato dal mondo. Ma riusc\u00ec ad essere pi\u00f9 forte del panico che voleva invaderlo e cominci\u00f2 a riflettere razionalmente sul da farsi. Devo stare calmo adesso, diceva tra s\u00e9. Doveva assolutamente tirarsi fuori di l\u00ec e cercare un\u2019altra via. Non restava altro che scendere tornando indietro per un tratto e poi salire in diagonale la parete, trasversalmente, per poi raggiungere un punto dal quale si sarebbe potuto arrampicare facilmente fino a sbucare nei pressi della sommit\u00e0 della montagna. Conclusione che avrebbe rappresentato anche la fine di quell\u2019avventura. Lentamente scese e riusc\u00ec per due volte a non scivolare mentre il pietrisco cedeva sotto gli scarponi in vibram. Pens\u00f2 che era una fortuna avere quelle scarpe. Adesso stava costeggiando la parete procedendo in diagonale. Aveva gi\u00e0 individuato il prossimo obiettivo: uno sperone di roccia in alto a forma d\u2019artiglio, perpendicolare alla parete, in mezzo al quale sarebbe passato; un\u2019 insenatura nella roccia che lo avrebbe sicuramente condotto sotto la cima della montagna. Si ricordava che in quella zona dei lastroni di roccia scendevano come scalini lungo il dirupo: da l\u00ec non sarebbe stato difficile arrampicarsi. Adesso doveva di nuovo salire. Altro pietrisco scivolosco. Franava sotto i suoi piedi e si trasformava in tante piccole pietre rotolanti lungo il pendio, che si perdevano nel vuoto con quel rumore sordo e carico di brutti presagi\u2026 Cadde gi\u00f9 in un istante e nemmeno se ne accorse. Il pietrisco sfugg\u00ec sotto le scarpe senza dare il preavviso e lui scivol\u00f2 di colpo lungo il pendio fino a quando non si arrest\u00f2. Si rialz\u00f2 col cuore palpitante, come se si ridestasse da un sonno veloce, torn\u00f2 in s\u00e9 e si accorse che il suo corpo era intatto e che andava tutto bene. Era andato gi\u00f9 di una decina di metri, strisciando su quei sassolini aguzzi. Poi vide che il braccio era insanguinato. Il gomito si era lacerato, lasciando intravedere l\u2019osso, e le ginocchia si erano graffiate. Ok, non \u00e8 successo niente, ripeteva fra s\u00e9. Prosegu\u00ec nei suoi intenti e lentamente, facendo attenzione a dove posava i piedi e tenendo sempre la mano appoggiata alla parete, per non perdere l\u2019equilibrio, riusc\u00ec finalmente ad arrivare all\u2019artiglio di roccia. Quest\u2019ultimo gli sembrava un soccorritore mitologico che lo stesse aspettando al varco per condurlo verso la salvezza. Quando pass\u00f2 nell\u2019insenatura che stava tra l\u2019artiglio e la parete si sent\u00ec risollevato e cap\u00ec per istinto che il peggio era passato. L\u2019istinto del pericolo era uguale all\u2019istinto della salvezza e in mezzo ai due stava l\u2019incoscienza, che \u00e9 la parte pi\u00f9 importante, perch\u00e9 \u00e8 qui che hanno luogo la maggioranza delle nostre azioni. Trov\u00f2 i gradini di roccia e nonostante stesse ancora arrampicandosi sull\u2019orlo di un precipizio cap\u00ec di essere a contatto con un terreno solido, rassicurante nella sua veste di pietra. Raggiunse la sommit\u00e0 della montagna e raggiunse anche la serenit\u00e0. Ce l\u2019ho fatta disse, ce l\u2019ho fatta come sempre, pens\u00f2 con l\u2019inevitabile orgoglio che attende sempre chi supera le prove pi\u00f9 difficili. Si era lasciato alle spalle il versante dirupato e adesso stava in un giardino popolato da giganteschi pini che come bonsai ornavano le rocce di quella montagna. Quello s\u00ec, era un posto per gli uomini, per i vecchi e per i bambini, dove non c\u2019era ombra di pericolo ma solo serenit\u00e0 e pace. L\u00e0 il dio della natura era il sommo giardiniere, che aveva creato quel luogo per sugellare con le forme del legno e della pietra la sua grandezza manifesta. Sorrise alla vista del giardino degli d\u00e8i invisibili e cominci\u00f2 a scendere lungo i sentieri che aggiravano i suoi meandri, per raggiungere la fontana e lavare tutto quel sangue che gli s\u2019era asciugato addosso\u2026 <\/span><\/p>\n<p>Saverio De Marco<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8221; E cos\u00ec, passo dopo passo, facendo seguire a uno scavo dove poggiare il piede ad un altro scavo dove poggiare l&#8217;altro piede, minuscola particella di vita che arranca faticosamente sospesa in aria come una mosca sulla parete\u00a0 della Mooseshide&hellip; <\/p>\n","protected":false},"author":12,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[40],"class_list":["post-1512","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-cult","tag-racconti"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.sanseverinolucano.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1512","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.sanseverinolucano.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.sanseverinolucano.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.sanseverinolucano.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/12"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.sanseverinolucano.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1512"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/www.sanseverinolucano.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1512\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1514,"href":"http:\/\/www.sanseverinolucano.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1512\/revisions\/1514"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.sanseverinolucano.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1512"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.sanseverinolucano.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1512"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.sanseverinolucano.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1512"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}