{"id":1879,"date":"2015-02-06T16:39:27","date_gmt":"2015-02-06T15:39:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.sanseverinolucano.com\/?p=1879"},"modified":"2015-02-06T16:39:27","modified_gmt":"2015-02-06T15:39:27","slug":"quando-la-convenzione-di-istanbul-e-solo-un-miraggio","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.sanseverinolucano.com\/?p=1879","title":{"rendered":"Quando la Convenzione di Istanbul \u00e8 solo un miraggio"},"content":{"rendered":"<p>Le mutilazioni genitali femminili sono pratiche tradizionali che vengono eseguite principalmente in 28 paesi dell&#8217;Africa sub-sahariana, per motivi non terapeutici.<br \/>\nSecondo le stime dell\u2019Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0 sono tra 100 e 140 milioni le bambine, ragazze e donne nel mondo che hanno subito una forma di mutilazione genitale.<br \/>\nUna pratica che rappresenta una grave violazione dei diritti umani oltre che una manifestazione della disuguaglianza di genere e di discriminazione sociale.<br \/>\nSecondo l&#8217;Unicef, ogni anno sono almeno tre milioni le ragazze e le bambine a rischio in Africa. Se non ci sar\u00e0 una riduzione della pratica, il numero delle ragazze mutilate ogni anno rischia di crescere dai 3,6 milioni del 2013 ai 6,6 milioni entro il 2050.<br \/>\nIl fenomeno delle mutilazioni genitali femminili interessa oggi anche gli Stati Uniti, il Canada, l\u2019Australia e la stessa Europa; sebbene i dati sulla sua diffusione nei Paesi europei non siano noti, l&#8217;Europarlamento stima che siano circa 500mila le donne e le ragazze che convivono con le mutilazioni.<br \/>\nNonostante i progressi ottenuti e il fatto che sia formalmente illegale in diversi Paesi africani, le mutilazioni genitali femminili rimangono una pratica comune in vaste regioni dell\u2019Africa occidentale, orientale e nord-orientale, soprattutto a discapito delle bambine tra i 4 e i 12 anni di et\u00e0.<br \/>\nUna pratica tradizionale, indissolubilmente legata alla cultura locale, che vede nella mutilazione una sorta di rito di passaggio o un requisito essenziale per il matrimonio.<br \/>\nIn Ghana, la diffusione delle mutilazioni genitali femminili tra le ragazze in et\u00e0 tra i 15 e i 19 anni si attesta intorno al 2 per cento, un quarto di quello che era trent&#8217;anni fa.<br \/>\nA causa di una legge che vieta le mutilazioni, chi nel Paese vuole sottoporre le proprie figlie all&#8217;infibulazione deve passare il confine. Molte famiglie ghanesi costringono le loro figlie a passare il confine con il Togo e il Burkina Faso, che hanno leggi meno punitive, per poi riportarle nel Paese.<br \/>\nIn Uganda, le mutilazioni sono di fatto illegali e perseguite dalla legge, ma le normative non stringenti hanno consentito che il fenomeno sia portato avanti in modo clandestino: se prima le bambine subivano le mutilazioni anche con rituali di celebrazioni pubblici, ora le famiglie agiscono in piena clandestinit\u00e0.<br \/>\nMolte ragazze vengono trascinate nei confinanti Kenya e Tanzania dove la cultura del silenzio \u00e8 talmente pervasiva da far s\u00ec che le mutilazioni genitali non vengano denunciate alla polizia.<br \/>\nIn Etiopia, nella regione dell\u2019Oromia, vive una comunit\u00e0 chiamata Woredube; una comunit\u00e0 tristemente nota nella regione per la forma brutale di mutilazione genitale femminile che viene praticata al suo interno: l\u2019infibulazione.<br \/>\nSecondo la tradizione della comunit\u00e0, una volta superato il settimo compleanno, tutte le bambine sono tenute a sottoporvisi. Tradizione vuole che anche le donne adulte vengano sottoposte a ripetute infibulazioni, ogni qual volta i rispettivi mariti stanno lontano da casa per qualche tempo, al fine di controllarne il corpo e la sessualit\u00e0.<br \/>\nQuesta pratica ha costretto generazioni e generazioni di donne della comunit\u00e0 ad una vita di agonia, in termini fisici ma anche psicologici.<br \/>\nUn destino segnato dal sommarsi degli effetti immediati e di lungo termine della pratica, dalle emorragie al dolore acuto durante la cerimonia, alle infezioni che possono subentrare, alle difficolt\u00e0 nello svolgere un qualsiasi lavoro provocate dalla cicatrice, fino alla conseguenza pi\u00f9 estrema, la morte.<br \/>\nRiconoscendo la gravit\u00e0 del problema, ActionAid sta realizzando, a Seru, attivit\u00e0 che mirano a sradicare tali pratiche dalla comunit\u00e0: come workshop di sensibilizzazione, organizzazione di Women Watch Groups (WWGs) composti da donne, giovani e leader religiosi; organizzazione di momenti di discussione comunitari; promozione di eventi per mettere al bando le mutilazioni genitali femminili.<br \/>\nUn processo lento di sensibilizzazione che per\u00f2 sta portando alcuni frutti. Sono le donne e le ragazze che in prima persona iniziano ad attivarsi e ad opporsi alla tradizione, segnalando i singoli casi ai Watch Groups del villaggio vicino ed arrivando a interpellare gli organi giudiziari presso cui chi compie queste pratiche viene processato e incarcerato, oltre ad essere oggetto di stigmatizzazione sociale.<br \/>\nIl 20 dicembre 2012 l\u2019assemblea generale dell\u2019Onu ha adottato la risoluzione di messa al bando universale delle mutilazioni genitali femminili, depositata dal gruppo dei Paesi africani e in seguito sponsorizzata dai due terzi degli stati membri delle Nazioni Unite. Il 7 aprile del 2011 il Comitato dei ministri del consiglio d\u2019Europa aveva gi\u00e0 approvato la convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica, convenzione che comprende, tra le pratiche fuorilegge, anche l\u2019infibulazione e le altre forme di mutilazione genitale. Peccato che in alcune zone del mondo sfuggire a queste pratiche disumane sia solo una chimera.<\/p>\n<p>Beatrice Ciminelli<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le mutilazioni genitali femminili sono pratiche tradizionali che vengono eseguite principalmente in 28 paesi dell&#8217;Africa sub-sahariana, per motivi non terapeutici. 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