{"id":2100,"date":"2015-10-26T11:39:53","date_gmt":"2015-10-26T10:39:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.sanseverinolucano.com\/?p=2100"},"modified":"2015-10-26T14:11:35","modified_gmt":"2015-10-26T13:11:35","slug":"i-ragazzi-degli-anni-sessanta","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.sanseverinolucano.com\/?p=2100","title":{"rendered":"I ragazzi degli anni Sessanta"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_2101\" style=\"width: 330px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.sanseverinolucano.com\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/4.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2101\" class=\"wp-image-2101\" src=\"http:\/\/www.sanseverinolucano.com\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/4-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"320\" height=\"240\" srcset=\"http:\/\/www.sanseverinolucano.com\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/4-300x225.jpg 300w, http:\/\/www.sanseverinolucano.com\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/4.jpg 640w\" sizes=\"auto, (max-width: 320px) 100vw, 320px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-2101\" class=\"wp-caption-text\">Foto di Carmela De Marco<\/p><\/div>\n<p>Succedeva che a tarda ora, a rompere il silenzio di notti di luna, canticchiando canzoni di Claudio Villa, Celentano, Nada, Don Backy salissero voci allegre dal vicolo di casa mia. Era pap\u00e0 e i suoi amici al rientro dalla cantina. Capitava spesso che arrivassero a casa a tarda ora; la mamma doveva essere pronta a imbandire la tavola di soppressate, biscotti da forno, noci pane e vino. Le serate si concludevano quasi sempre a casa di uno del gruppo. Le donne erano abituate a questa consuetudine, a volte ne erano infastidite ma non potevano esternare il loro disappunto per non far sfigurare i loro mariti o i loro figli. In quelle serate goliardiche si scherzava sul presente e si ripercorrevano episodi simpatici del passato.<br \/>\nVi era nelle loro parole la nostalgia forte per la giovinezza e la rabbia mai spenta per la faticosa infanzia. A quattro anni \u00ec bambini iniziavano \u00ec primi lavori pascolando il bestiame, a sei ,sette anni si lasciavano in montagna con la sola compagnia delle bestie. Avevano i loro giochi, perlopi\u00f9 giochi di gruppo( \u201ccavallo mondina\u201d, \u201ca mazzu e u zuddu\u201d, il gioco con i carri, quello con il cerchio\u2026) per\u00f2 erano anche avviati a possedere il senso del lavoro e di responsabilit\u00e0 nei confronti della famiglia. Tra i tanti giochi ce n\u2019era uno stranissimo, un gioco fatto anche dai loro padri: la guerra con i bambini di Conocchielle, la frazione confinante con Mezzana. Il gioco consisteva nello scontro sui due versanti del ponte di legno che delimita il confine tra il territorio del comune di Viggianello e quello di San Severino : le loro armi erano le pietre. Una rivalit\u00e0 storica che continu\u00f2 con toni meno violenti per decenni ,fino a dileguarsi, fortunatamente, con la mia generazione.<br \/>\nEbbero la fortuna di uscire da quell&#8217;analfabetismo di massa appartenuto ai loro padri. Il corso di studi obbligatorio aveva la durata di cinque anni con il conseguente rilascio della licenza elementare. Le classi erano numerose, frequentate da bambini della stessa estrazione sociale. Nel nostro piccolo mondo esistevano uomini acculturati,di solito parroci, medici, avvocati che godevano di un gran rispetto dal &#8220;popolo ignorante&#8220; e campavano proprio di questo. Il non saper leggere una qualsiasi lettera o documento portava questa gente a rivolgersi al &#8220;don&#8221;, appellativo che si dava a chi sapeva leggere e scrivere e le cui mani non erano sporche di terra. Arriv\u00f2 dalla Sicilia, nei lontani anni &#8220;20, la prima maestra di Mezzana: qui si spos\u00f2 e si stabil\u00ec. Negli anni Quaranta i bambini uscivano in anticipo da scuola per andare a pascolare. La maestra mandava a casa sua i bimbi per controllare se i fagioli nella pignatta non avevano preso fuoco e qualche bambino pascolava assieme alle sue bestiole anche la capra della maestra. Vi era nei confronti della figura della maestra un rispetto assoluto da parte della comunit\u00e0, forse era rivolto in realt\u00e0 pi\u00f9 che alla persona, al sapere, alla conoscenza. Nella scuola di Mezzana, negli anni Quaranta durante i freddi inverni, ogni bambino oltre al quaderno e alle famose penne da intingere nell\u2019&#8217;inchiostro, portava con s\u00e9 un braciere. Un cugino di mio padre rote\u00f2 il braciere facendosi finire addosso la brace, un\u2019altra volta la maestra rischi\u00f2 di provocare una strage dimenticando di aprire la finestra per ossigenare l&#8217;aria, insomma il braciere non era di certo un sistema di riscaldamento sicuro! La scuola era questa, tra una lezione e l&#8217;altra, tra una tirata d&#8217;orecchi e l&#8217;altra si pensava anche a svolgere il compito di piccoli uomini e donne con un carico di responsabilit\u00e0 imposto dalle famiglie e dalle circostanze del periodo storico che ci si trovava a vivere. A scuola s&#8217;insegnavano nozioni fondamentali per affrontare gli anni avvenire e questi bambini diventati ventenni scrivevano le lettere per conto dei loro genitori rimasti analfabeti.<br \/>\nPrive di regole grammaticali, con periodi contorti mostravano chiaramente che l&#8217;Italia era stata unita ormai da cento anni e qui si continuava a non saper parlare e scrivere l&#8217;italiano, s&#8217;iniziava ad ascoltarlo grazie alla radio e alla televisione ma quando si scriveva ne usciva un dialetto scritto, appena influenzato dalla lingua italiana!. Riporto alcune frasi di lettere datate anni Sessanta:<br \/>\n&#8220;Vi manto questa cartellina con i contributi unificati ti farmi un favori e ti non fare dallmeno che sino riporto tutti a navota non posso fare domanda di disoccupazioni di mia figlia&#8221;<br \/>\n&#8220;Caro zio mi fate il favore se \u00e8 aperto quel mio sottoscalo me lo andato a ch\u00ecudere perche non voglio che ci devono chiudere an\u00ecmali&#8221;<br \/>\n&#8220;Vi dico che giorno 15 sono venuti i miei figli qui stanno tutti bene vi salutano caramente come pure mio marito vi saluta caramente attutti di famiglia e io vi saluto e vi baci caramente sono tuo sorella&#8221;.<br \/>\nFigli della miseria e del fascismo hanno visto i loro padri partire per il fronte, alcuni ne sono rimasti orfani ed altri hanno riavuto un padre sconvolto dalla crudelt\u00e0 della guerra.<br \/>\nPiccoli balilla, in marcia per la via della Manca cantando:<br \/>\n\u201c i bimbi d\u2019Italia si chiaman Balilla Il suon d\u2019ogni squilla\u2026 \u201c, ignari di ci\u00f2 che stava succedendo nel mondo, salvati dall\u2019isolamento, non hanno visto bombardamenti, n\u00e9 razzie ma hanno sofferto lo stesso per un nemico sconosciuto, invisibile ma presente attraverso i loro pap\u00e0, andati via chiss\u00e0 verso quale destino. Lo Stato, come nel 1915, si era ricordato di questa gente quando ebbe bisogno delle sue carni.<br \/>\nQuesti bambini cresciuti nel periodo della guerra si ritrovarono ad essere giovani uomini negli anni di rinascita sociale ed economica. Fu nei primi anni Sessanta che inizi\u00f2 ad essere garantito qualche servizio essenziale come ad esempio l\u2019illuminazione pubblica esterna e quei giovanotti ingenuamente l\u2019accolsero come un evento da festeggiare rimanendo tutta la notte fuori a godere della luce dei lampioni.<br \/>\nI1 1960 a Mezzana si ricorda come 1&#8242; anno della &#8220;Sogene&#8221;. Iniziarono i lavori per la costruzione dell&#8217;acquedotto che porta le acque in Puglia. Per circa sei anni si ebbe un forte ripopolamento dovuto all\u2019immigrazione di operai provenienti dal Nord Italia. Era tanto l\u2019entusiasmo per quell\u2019improvviso e inaspettato benessere che si sogn\u00f2 addirittura di distaccarsi dal comune di San Severino Lucano per avere un proprio municipio e, soprattutto, un proprio cimitero da quando ,in un inverno nevoso, gli uomini che portavano la bara a spalla furono costretti, a causa delle avversit\u00e0 del tempo, a seppellire la defunta lungo la strada, a Mezzana. Si ha ancora memoria di questo episodio, della defunta denominata a \u201cSciaravagghia\u201d.<br \/>\nLe serate trascorrevano piacevolmente davanti al televisore delle cantine e delle sale degli operai . Finalmente si scopr\u00ec anche la commestibilit\u00e0 dei funghi porcini che prima dell\u2019arrivo degli operai nessuno raccoglieva! . Furono anni di scambio culturale e di scoperta pur rimanendo radicati fortemente alla terra e alla montagna. Nelle notti d&#8217;inverno si andava a fare &#8221; \u00f9 \u2018ngannu \u00e0 gurpa\u201d. Ci si appostava lungo gli argini dei torrenti, muniti di mattone di terracotta e sacco per mantenere i piedi al caldo, attirando la volpe con il profumo di pezzetti di pane fritto, sparso nei paraggi. Praticata dai padri anche per integrare il fabbisogno alimentare di carne, visto che pecore e mucche non erano destinate alla macellazione ma alla commercializzazione e alla trasformazione dei prodotti caseari, la caccia era, insieme al gioco delle carte, il loro hobby preferito. Si percorrevano chilometri anche a piedi o in bicicletta, pur andare a ballare durante le feste organizzate nella casa di qualche ragazza carina, di loro gradimento.<br \/>\nLe donne, invece, impiegavano il loro tempo\u00a0 ad aiutare le mamme nelle faccende domestiche e nei lavori dei campi, ricamando il corredo nell&#8217;attesa che qualcuno le chiedesse in moglie.\u00a0 Molte di loro, si fidanzarono e si sposarono con gli operai immigrati.<br \/>\nGli anni magici finirono con la conclusione dei lavori. Gli immigrati tornarono ai loro paesi e si rimase nuovamente senza lavoro. Ben presto ricominci\u00f2 l\u2019emigrazione, non pi\u00f9 verso le Americhe ma verso il Nord Italia e quei quei ragazzi nati pastori, agricoltori e artigiani divennero presto operai delle fabbriche del ricco Nord mentre questo piccolo angolo del mondo si spopolava e incominciava a perdere la sua identit\u00e0 e cultura agropastorale.<br \/>\nQuei ragazzi degli anni Sessanta conservarono lo spirito di sacrificio e l&#8217;umilt\u00e0 dei loro padri ma non vissero la rassegnazione e quella immobilit\u00e0 costrittiva\u00a0 poich\u00e9 ebbero la possibilit\u00e0 di sognare una vita pi\u00f9 comoda e dignitosa, per s\u00e9 stessi e per i loro figli.<br \/>\nIl loro animo nobile, la loro giovialit\u00e0 e simpatia fanno parte dei miei ricordi pi\u00f9 cari. Li ho visti piano invecchiare, oggi sono rimasti in pochi, vivono il loro tempo con un velo di nostalgia negli occhi , ricordano i tanti amici che si sono portati via la sana e giocosa allegria di quelle notti di luna, gli amici che non ci sono pi\u00f9, quei ragazzi degli anni Sessanta.<br \/>\nCarmela De Marco<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Succedeva che a tarda ora, a rompere il silenzio di notti di luna, canticchiando canzoni di Claudio Villa, Celentano, Nada, Don Backy salissero voci allegre dal vicolo di casa mia. 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