{"id":3507,"date":"2021-01-23T18:43:07","date_gmt":"2021-01-23T17:43:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.sanseverinolucano.com\/?p=3507"},"modified":"2021-01-23T18:43:07","modified_gmt":"2021-01-23T17:43:07","slug":"luomo-custode-della-natura-di-ferrante-de-benedictis","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.sanseverinolucano.com\/?p=3507","title":{"rendered":"\u201cL\u2019uomo custode della natura\u201d di Ferrante De Benedictis"},"content":{"rendered":"<h6><strong>\u201cL\u2019uomo custode della natura\u201d di Ferrante De Benedictis\u00a0 <\/strong><\/h6>\n<h5><strong>Comunitarismo e conservazionismo per un ritorno alle origini dell\u2019ambientalismo<\/strong><\/h5>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><a href=\"http:\/\/www.sanseverinolucano.com\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/De-Benedictis_COVER.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-3508 size-medium\" src=\"http:\/\/www.sanseverinolucano.com\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/De-Benedictis_COVER-197x300.jpg\" alt=\"De-Benedictis_COVER\" width=\"197\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/www.sanseverinolucano.com\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/De-Benedictis_COVER-197x300.jpg 197w, http:\/\/www.sanseverinolucano.com\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/De-Benedictis_COVER-673x1024.jpg 673w, http:\/\/www.sanseverinolucano.com\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/De-Benedictis_COVER.jpg 1476w\" sizes=\"auto, (max-width: 197px) 100vw, 197px\" \/><\/a><\/strong><\/p>\n<p><em>\u201cCos\u00ec per gli Aborigeni le montagne, gli alberi, i fiu\u00admi, i deserti e gli animali diventano spiriti che parlano all\u2019uomo. In un rapporto via via sempre pi\u00f9 spirituale l\u2019uomo entra sempre pi\u00f9 in simbiosi con la natura, con la sua anima, e questa diventa parte della comunit\u00e0. <\/em><\/p>\n<p><em>Non \u00e8 dunque pensabile salvare l\u2019ambiente senza salvare la comunit\u00e0 che lo abita, e qualora qualcuno si illudesse di poterci riuscire, tale tentativo sarebbe destinato miseramente a naufragare nel mare delle pro\u00adposte demagogiche di un moderno e politicamente cor\u00adretto ambientalismo integralista\u201d.<\/em><\/p>\n<p><em>(Ferrante De Benedictis)<\/em><\/p>\n<p>E\u2019 uscito per i tipi della casa editrice Giubilei Regnani il libro \u201cL\u2019uomo custode della natura\u201d di Ferrante De Benedictis, ingegnere di Francavilla in Sinni che ho avuto occasione di conoscere nella comune battaglia che abbiamo condotto contro il progetto di una centrale idroelettrica sul Fiume Frido. Ferrante mi aveva parlato dell\u2019idea di questo libro e gli avevo suggerito alcuni testi per la parte della bibliografia attinente ai temi della conservazione della natura. Si tratta di un libro \u201cdenso\u201d in quanto\u00a0 tratta dei temi ambientali nella loro globalit\u00e0, dalle questioni della conservazione della natura ai temi energetici. In questa recensione mi concentrer\u00f2 sui capitoli del libro dedicati ai temi della conservazione della natura. L\u2019autore mostra un approccio \u201ccritico\u201d, aperto alla ricerca e alla riflessione, a sollevare domande pi\u00f9 che a dare risposte certe o ideologiche. De Benedictis non tralascia di andare alle radici della questione ambientale, affrontandola anche da un punto di vista filosofico e antropologico. La questione da cui partire \u00e8 la contrapposizione uomo-natura, sorta nella societ\u00e0 occidentale; una contrapposizione problematica, visto che l\u2019uomo \u00e8 parte della natura. Una contrapposizione che prima di tutto richiama il progressivo allontanamento della societ\u00e0 umana da un a rapporto sano ed equilibrato con gli altri esseri viventi e con l\u2019ambiente naturale in generale: una contrapposizione che chiama cio\u00e8 in causa la civilt\u00e0 occidentale, la sua identit\u00e0 e le prospettive future di quella che i filosofi contemporanei pi\u00f9 lucidi hanno individuato come l\u2019Era della Tecnica. Come scrive Ferrante:<\/p>\n<p>\u201cPrima ancora di offrire risposta a queste domande, occorrerebbe chiedersi se \u00e8 giusto o meno parlare di uomo e di natura come entit\u00e0 distinte. L\u2019uomo non \u00e8 forse parte integrante della natura e dell\u2019ambiente circostante?\u201d[1]<\/p>\n<p>La risposta, che un po\u2019 \u00e8 anche il tema centrale del libro, non sta in una certa misantropia ambientalista, n\u00e9 nel prometeico senso di superiorit\u00e0 dell\u2019uomo come il sovrano assoluto del mondo, ma nel ritrovamento di un rinnovato rapporto armonico ed equilibrato \u00a0con la natura, alla base del quale sta il concetto di <em>comunit\u00e0<\/em>, allargato a tutti gli esseri viventi.<\/p>\n<p>\u201c\u2026ma non si pu\u00f2 n\u00e9 amare n\u00e9 proteggere se non si ha in animo un\u2019idea di comunit\u00e0 e di etica, etica della terra appunto che allarga i confi\u00adni della comunit\u00e0 di persone al suolo, alle acque, agli animali di cui l\u2019uomo ne \u00e8 custode e non proprietario. Occorre estendere il concetto di etica al rappor\u00adto tra uomo e natura, al rapporto con la terra, e forse questo rappresenter\u00e0 un ulteriore passaggio evolutivo, oltre che una necessit\u00e0 ecologica.\u201d [2]<\/p>\n<p>E\u2019 evidente qui la lezione di Aldo Leopold, conservazionista americano, uno dei padri del movimento ambientalista al quale l\u2019autore attinge a piene mani nella sua concezione dell\u2019uomo-custode, che poi \u00e8 anche il titolo del libro. Secondo Aldo Leopold infatti \u201c<em>\u00e9 solo quando vediamo la terracome una comunit\u00e0 a cui appartenere, che iniziamo a trattarla con amore e rispetto\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Ma anche l\u2019ecologia sociale di Murray Booking viene chiamata in causa, contro una concezione estremistica dell\u2019ambientalismo, secondo cui i problemi ambientali non sono sociali ma derivino dalla stessa presenza dell\u2019umanit\u00e0 (i responsabili sono cio\u00e8 \u00a0gli uomini in s\u00e9, indipendentemente dai sistemi economici e sociali e dai rapporti di potere e di produzione che si instaurano nella societ\u00e0):<\/p>\n<p>\u201cAl pari di Leopold, egli [Murray Booking] considerava la questione naturalistica come un pro\u00adblema sociale che doveva essere capace di valorizzare la figura dell\u2019uomo come figura centrale nella tutela e nella conservazione del proprio ambiente naturale.\u201d [3]<\/p>\n<p>Esempi di un rapporto equilibrato con la natura, come suggerisce l\u2019autore, sono in primis i popoli tribali che nel corso della storia hanno saputo vivere delle risorse naturali senza\u00a0 stravolgere l\u2019ambiente, modificando cos\u00ec in maniera irrimediabile gli equilibri sistemici.<\/p>\n<p>\u201cMa vi \u00e8 anche una motivazione di carattere filoso\u00adfico e ambientale nel voler proteggere e salvaguardare le comunit\u00e0 locali. Queste rappresentano degli stra\u00adordinari modelli di autoregolazione nel rapporto tra uomo e natura, modelli che sono sopravvissuti a secoli di storia del nostro pianeta attraverso un sano ed equi\u00adlibrato processo di crescita sostenibile. Alcuni esempi: gli Indiani del Nord America, gli Himba, i Masai in Africa, gli Aborigeni in Australia, tutte comunit\u00e0 che ho avuto la fortuna di incontrare nei miei ultimi viaggi e di cui parleremo.\u201d[4]<\/p>\n<p>Il concetto di comunit\u00e0 locale acquista una valenza decisiva nei progetti di conservazione naturale. \u00c8 \u00a0un po\u2019 anche l\u2019idea che sostiene la linea politica di un\u2019associazione come Survival International, che propone da sempre di coinvolgere le comunit\u00e0 indigene nella gestione delle aree sottoposte a tutela ambientale. Il problema diventa come rendere praticabile quest\u2019equilibrio in societ\u00e0 ipertecnologiche lontane anni luce dai modi di produzione tipici delle comunit\u00e0 primitive. Popoli tribali a parte, il discorso vale anche per le aree naturali dell\u2019urbanizzato mondo occidentale, dove le comunit\u00e0 rurali possono svolgere un ruolo efficace nel tutelare i propri territori. Imprescindibile in proposito \u00e8 tutelare i diritti delle comunit\u00e0 senza vincoli autoritari, secondo un principio democratico da sempre sostenuto da associazioni come l\u2019AIW. \u00a0\u00c8 \u00a0ovvio che la concezione della comunit\u00e0 locale non pu\u00f2 essere \u201cidealistica\u201d, non tutti quelli che vivono in aree rurali sono paladini dell\u2019ambiente, \u00a0ma all\u2019interno di queste comunit\u00e0 possono nascere delle avanguardie coscienti pi\u00f9 sensibili alle questioni della conservazione e tutela ambientale. E\u2019 a queste \u201crisorse umane\u201d che bisogna rivolgersi, a quei \u201ccustodi\u201d che spesso in maniera autonoma e indipendente lottano contro progetti speculativi che minacciano l\u2019integrit\u00e0 naturalistica della propria terra, anche quando tali territori dovrebbero essere sottoposti ai vincoli di un\u2019aera protetta (il caso della centrale idroelettrica del Frido torna in questo caso di nuovo esemplare). Altrimenti il rischio che si profila \u00e8 la supremazia del cosiddetto \u201cambientalismo da salotto\u201d, un ambientalismo incentrato magari pi\u00f9 sui temi energetici e della salute pubblica e poco sensibile alla conservazione delle aree naturali, viste tutt\u2019al pi\u00f9 come aree ricreative, che corrono il rischio di essere addomesticate e banalizzate dalle esigenze del turismo di massa, come rileva anche l\u2019autore.<\/p>\n<p>La natura per\u00f2 la si protegge se la si conosce, ed \u00e8 per questo che l\u2019azione di tutela non pu\u00f2 essere scollegata dal riferimento alle comunit\u00e0.<\/p>\n<p>\u201cLa natura non la si pu\u00f2 salvare se prima non la si co\u00adnosce, e come conoscerla se non attraverso un rapporto armonioso che parte dall\u2019osservazione attenta dei suoi fenomeni, osservazione che non \u00e8 per forza un\u2019analisi scientifica riservata ai soli professionisti \u2013 biologi, na\u00adturalisti, ornitologi o fisici \u2013 ma che dovrebbe riguar\u00addare tutti.\u201d[5]<\/p>\n<p>Ecco allora che non si pu\u00f2 prescindere da quelle avanguardie del mondo rurale pi\u00f9 vicine alle aree con un valore wilderness da proteggere, sfruttando il legame che ancora \u00e8 vivo con la propria terra, soprattutto in aree come la Basiicata, dove \u00a0le sue tradizioni, usi e costumi instaurano spesso un rapporto diretto con gli ambienti naturali, la fauna e la flora. De Benedictis non esclude \u2013 come oggi fanno la maggior parte delle associazioni ambientaliste \u2013 il mondo della caccia nella difesa degli ultimi spazi naturali selvaggi. Non ci pu\u00f2 essere caccia senza natura selvaggia, ma la caccia per\u00f2<\/p>\n<p>\u201c\u2026deve mettersi a servizio della tute\u00adla e della salvaguardia, ecco che le regole devono es\u00adsere non solo rispettate ma soprattutto interiorizzate, occorre che il cacciatore acquisisca sempre pi\u00f9 una profonda cultura ed etica venatoria che lo conduca re\u00adsponsabilmente a essere interlocutore credibile delle sfide ambientali del futuro.\u201d [6]<\/p>\n<p>L\u2019autore non fa mistero della sua appartenenza politico-ideologica e interroga la stessa identit\u00e0 dei conservatori di oggi, ricollegandola ai temi del conservazionismo ambientale. Proteggere la natura dovrebbe essere cio\u00e8 un obiettivo anche dei conservatori, se conservare significa lasciare intatti paesaggi e ambienti, senza stravolgerli nel\u00a0 nome dello sviluppo economico e del libero mercato. Conservare la natura, aggiunge chi scrive, dovrebbe andare al di l\u00e0 dell\u2019appartenenza ideologica ed essere un obiettivo da perseguire da parte del movimento ambientalista nel suo insieme, cercando di sensibilizzare tutto il mondo politico, spesso schierato, a destra e a sinistra, \u00a0dalla parte di chi vede la natura solo come oggetto, come \u201cfondo sfruttabile e manipolabile\u201d, per dirla con Heidegger (un filosofo le cui considerazioni suonano pi\u00f9 che mai attuali nel mondo contemporaneo).<\/p>\n<p>\u201c\u00c8 opportuno precisare che il termine conservare, caro ai conservatori, non deve essere declinato come volont\u00e0 di restaurare, ma come desiderio di custodire valori, opere e bellezza e di tramandarli alle generazio\u00adni che seguiranno (\u2026)In tutto questo, quale sar\u00e0 il ruolo dei conservatori? Il conservatore e il rivoluzionario-conservatore avran\u00adno il compito e la responsabilit\u00e0 di farsi portavoce di un nuovo ambientalismo, un ambientalismo che trae le proprie radici dalle origini stesse del suo pensiero e del suo agire, che scevro dal colpevolizzare l\u2019uomo e le sue conquiste tecniche in quanto tali, vedr\u00e0 pro\u00adprio nell\u2019uomo la chiave per proteggere e custodire at\u00adtraverso il giusto apporto della scienza e della tecnica.\u201d[7]<\/p>\n<p>Ma a quale filosofia e concetto di conservazione riferirsi? Bisogna andare all\u2019ambientalismo delle origini, rappresentato dalla Filosofia Wilderness, nata negli USA da visionari come Thoreau,\u00a0 John Muir e Aldo Leopold, solo per citarne alcuni, che port\u00f2 alla nascita delle prime aree protette in un mondo avviato verso la progressiva espansione del capitalismo industriale, avido di risorse naturali. Una filosofia che in Italia \u00e8 portata avanti dall\u2019Associazione Italiana per la Wilderness, fondata da un altro \u201cvisionario\u201d della wilderness, Franco Zunino, attualmente Segretario Generale dell\u2019AIW. Un ritorno alle origini appunto, che richiama la necessit\u00e0 di avere dei solidi principi e una vera e propria filosofia ambientale (nonch\u00e9 un metodo di conservazione), al fine di individuare quali sono le priorit\u00e0 del movimento conservazionista-ecologista e non perdere la bussola trasformando l\u2019ambientalismo in pura ecologia politica o economia ecologica, al servizio di un\u2019ideologia tecnico-burocratica. Custodire le ultime aree selvagge del pianeta non significa solo tramandare la bellezza della natura alle generazioni future, non richiama solo gli aspetti estetici e ricreativi, ma la stessa tutela della biodiversit\u00e0, essendo le aree selvagge quelle pi\u00f9 importanti per la sopravvivenza di flora e fauna selvatica. Come afferma De Benedictis infatti, ricollegandosi alle teorie di Aldo Leopold:<\/p>\n<p>\u201cla <em>wilderness <\/em>avrebbe un altro importante compito di natura scientifica, essa rappresenterebbe il pi\u00f9 na\u00adturale e veritiero modello di paragone per valutare la bont\u00e0 di un ecosistema e il livello e la salubrit\u00e0 della sua biodiversit\u00e0, cos\u00ec per gli scienziati rappresentereb\u00adbe la \u201cnorma\u201d di riferimento per lo studio e la cura dei territori adiacenti, potendo cos\u00ec sviluppare un concet\u00adto di \u201csalute della terra\u201d ossia la capacit\u00e0 che essa ha di rigenerarsi, considerando che la tutela dell\u2019ambiente altro non \u00e8 che la capacit\u00e0 di comprendere e preservare questa capacit\u00e0, oltre ad acquisire un\u2019etica e una vera coscienza ecologica.\u201d[8]<\/p>\n<p>Una precisazione da fare, per chi pensa che <em>wilderness<\/em> significhi natura selvaggia senza l\u2019uomo: va detto che nemmeno nel WIlderness Act americano (legge di tutela delle aree wilderness americane) \u00e8 mai pronunciata la parola \u201cincontaminato\u201d, nel senso di natura non frequentata dall\u2019uomo. Anche nelle aree pi\u00f9 remote del pianeta l\u2019uomo ha sempre vissuto nella widerness (tanto che era per essi inconcepibile una contrapposizione uomo-natura), basti pensare ai popoli tribali dell\u2019Amazzonia, agli esquimesi o agli Indiani d\u2019America, o ancora agli aborigeni australiani, tutti popoli per i quali la natura selvaggia si caricava di significati culturali e religiosi (degni di nota sono i luoghi sacri come le Black Hills o la Monument Valley, solo per fare un esempio). E\u2019 una considerazione che vale, se vogliamo, \u00a0anche per le nostre comunit\u00e0 montanare dell\u2019Appennino o delle Alpi, con \u00a0pastori, cacciatori o\u00a0 carboniai, che frequentavano l\u2019alta montagna fin da tempi remoti.<\/p>\n<p>Come ribadisce anche l\u2019autore, oltre ai valori scientifici la natura \u00e8 fonte di riferimenti culturali per l\u2019uomo, si tutelano gli ambienti naturali anche semplicemente per la loro bellezza, il primo stato d\u2019animo del visitatore immerso in un ambiente selvaggio. Solo dopo subentrano altre considerazioni, di tipo pi\u00f9 scientifico o razionale. Nel suo significato originario infatti, wilderness \u00e8 sia una condizione geografica che uno stato d\u2019animo. Come scrivevo in un articolo apparso sulla rivista Documenti Wilderness <em>\u201c<\/em><em>la\u00a0<strong>conoscenza della natura<\/strong>\u00a0anche scientifica, \u00e8 supportata dall\u2019<strong>esperienza fisica<\/strong>\u00a0nel mondo selvaggio, propria di chi vive la montagna e la natura; ma la natura suscita anche\u00a0<strong>sentimenti\u00a0<\/strong>di elevazione interiore che inducono a far emergere nella propria coscienza individuale quel concetto di valore in s\u00e9 della natura, che si oppone frontalmente invece alla filosofia utilitarista che domina la societ\u00e0 attuale (\u2026) Tutto ci\u00f2 non pu\u00f2 che sconfinare in un atto politico: ovvero nell\u2019associazionismo e nella battaglia per la\u00a0<\/em><em><strong>conservazione\u00a0<\/strong><\/em><em>degli ultimi spazi rimasti selvaggi. Ed ecco che dall\u2019esperienza individuale della natura si ritorna alla societ\u00e0 e alle problematiche che concernono il rapporto della civilt\u00e0 umana con la natura selvaggia&#8230; proprio tramite il concetto di tutela e conservazione (che rimanda alla considerazione delle \u2018generazioni future\u2019).\u201d<\/em>[9]<\/p>\n<p>Purtroppo, anche nei parchi, aree che dovrebbero garantire la protezione integrale almeno delle aree naturali pi\u00f9 selvagge, assistiamo da anni a progetti pseudo-ecologici che nulla hanno a che fare con la tutela e la gestione delle aree naturali o con la promozione di un turismo sostenibile; con il risvolto paradossale che debbano essere\u00a0 le associazioni ambientaliste e i cittadini ad impegnasi per scongiurare certe aggressioni al territorio. Si va dalla centrali a biomassa a quelle idroelettriche in zona 1, ai macroattrattori che promuovono un turismo di massa che svilisce gli ambienti pi\u00f9 integri, a sentieri super attrezzati con traversine tossiche, \u00a0panchine e cestini nello stile delle villette urbane, ponti tibetani, scivoli e chi pi\u00f9 ne ha pi\u00f9 ne metta. Progetti che non hanno nemmeno ritorno per le comunit\u00e0 locali ma che fanno di sicuro\u00a0 la fortuna di ditte e progettisti che si accaparrano gli appalti. L\u2019esempio della centrale idroelettrica del Frido \u00e8 quello pi\u00f9 vistoso: un progetto che ha gi\u00e0 devastato un tratto di fiume, in un habitat fluviale fra i pi\u00f9 delicati e belli del Parco Nazionale del Pollino, autorizzato da Ente Parco, Regione e comuni e per fortuna bloccato da cittadini e associazioni per ben due volte.<\/p>\n<p>\u201c\u00c8 proprio in virt\u00f9 di una sorta di immunit\u00e0 targa\u00adta rinnovabile che si \u00e8 pensato di poter costruire una centrale avente una potenza nominale di 987 kW, che imporrebbe una serie di opere fisse quali la realizzazio\u00adne di una condotta di presa lunga 6,8 km per alimen\u00adtare una vasca di carico di dimensioni in pianta di 15,7 m x 27,4 m e una profondit\u00e0 di 5 m per una capacit\u00e0 130 \u00a0di 1269 m3; e di una condotta forzata di diametro 900 mm e una lunghezza di 2591 m in grado di alimentare due turbine Pelton ospitate in un edificio in cemento armato di dimensioni pari a 14,9 m x 11 m e una altezza di 6,23 m, a completamento del tutto la costruzione di un canale di restituzione dalle dimensioni di 2 m x 2 m anch\u2019esso in cemento armato. \u00a0\u00c8 immaginabile pensare che un\u2019opera del genere non abbia alcun impatto su un fragilissimo ecosistema come quello di un torrente di montagna? In un\u2019area di massima attenzione e tutela per le tante emergenze naturalistiche presenti, la nostra attenzione dovrebbe concentrarsi sulla tutela di aree di natura incontami\u00adnata, evitando opere che potrebbero stravolgerla per sempre.\u201d [10]<\/p>\n<p>Associazioni ambientaliste e cittadini come Ferrante De Benedictis\u00a0 si sono rivelati in questa vicenda dei veri e propri \u201ccustodi della natura\u201d per la loro presa di posizione. Spetta a queste avanguardie rendere coscienti le comunit\u00e0 dei valori naturalistici del proprio territorio, affinch\u00e9 la tutela ambientale parta dal basso e renda le comunit\u00e0 locali protagoniste della conservazione del paesaggio e degli ambienti naturali.<\/p>\n<p><strong>Saverio De Marco<\/strong><\/p>\n<p><strong>Delegato Basilicata AIW (Associazione Italiana per la Wilderness)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Note:<\/p>\n<p>[1] L\u2019uomo custode della natura \u2013 Ferrante De Benedictis 2020, p. 17<\/p>\n<p>[2] Ibid., p. 23<\/p>\n<p>[3] Ibid., p. 25<\/p>\n<p>[4] Ibid., p. 30<\/p>\n<p>[5] Ibid., p. 27<\/p>\n<p>[6] Ibid., p. 78<\/p>\n<p>[7] Ibid., pp. 35-40<\/p>\n<p>[8] Ibid., \u00a0p. 63<\/p>\n<p>[9] <em>Wilderness: la mia scoperta di un\u2019idea<\/em>, Saverio De Marco 2010 (\u00a0 \u00a0https:\/\/www.wilderness.it\/sito\/wilderness-la-mia-scoperta-di-unidea\/ )<\/p>\n<p>[10] <em>L\u2019uomo custode della natura<\/em>,\u00a0 Ferrante De Benedictis 2020, pp. 129-130<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cL\u2019uomo custode della natura\u201d di Ferrante De Benedictis\u00a0 Comunitarismo e conservazionismo per un ritorno alle origini dell\u2019ambientalismo &nbsp; \u201cCos\u00ec per gli Aborigeni le montagne, gli alberi, i fiu\u00admi, i deserti e gli animali diventano spiriti che parlano all\u2019uomo. 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