Province
interessate : Potenza, Matera e Cosenza
Comuni : 56, di cui 24 in Lucania e 32 in Calabria
Superficie : circa 196.000 ettari
Istituzione : D.P.R. 15/11/1993
Sede amministrativa : Rotonda (Pz)
Descrizione fisica : territorio montuoso che comprende tre
sistemi
principali di rilievi (il massiccio del Pollino, i monti dell'Orsomarso
e il
monte Alpi).
Maggiori cime : Serra Dolcedorme (2.267 mt.); Monte Pollino
(2.248 mt.); Serra del Prete (2.180 mt.); Serra delle Ciavole (2.130
mt.);
Serra di Crispo (2.053 mt.)
Geologia : l'impalcatura centrale del massiccio è costituita da
rocce
calcareo-dolomitica è affiancata da formazioni rocciose originatesi per
accumulo di sedimenti sui fondali marini (flysch in cui si alternano
argille, marne, arenarie, argilliti ecc.).
Paleontologia : i fossili sono numerosi ed interessanti; visibili
sono le rudiste molluschi marini vissuti fino a 60 milioni di anni fa,
mentre nella valle del Mercure è stato rinvenuto lo scheletro di un
elefante (elephas antiquus italicus).
Storia, cultura e arte : l'area del Pollino fu frequentata fin
dal Paleolitico;
In epoche successive vi fu un continuo avvicendamento di colonizzatori e
conquistatori di diversa provenienza.
La grotta del Romito (abitata 11.000 anni fa) è un importante sito
preistorico (Papasidero), dove all'ingresso della grotta è inciso nella
roccia la sagoma di un Uro (Bos primigenius).
Tra i monumenti possiamo citare il castello aragonese di
Castrovillari, il castello di Isabella Morra a Valsinni e il centro
storico di Laino Castello (paese completamente abbandonato); mentre
molto suggestivi sono i luoghi di culto come la chiesa di S. Maria di
Costantinopoli a Papasidero, il santuario delle cappelle a Laino Borgo,
il santuario delle Armi a Cerchiara di Calabria e il santuario della
Madonna del Pollino nel comune di San Severino Lucano. Nel
territorio del Parco sono presenti comunità di origine albanese che
hanno conservato lingua, riti, usi e costumi della propria terra di
origine.
Flora : nel vasto territorio del Parco si sviluppano diverse
associazioni
vegetali legate alla variabilità di alcuni fattori ambientali come la
natura
del suolo, il clima e l'altitudine e i versanti.
Dal basso verso l'alto si susseguono diverse fasce di vegetazione;
la macchia mediterranea è maggiormente presente nelle zone più calde,
mentre salendo di quota la vegetazione è costituita da querceti,
castagneti aceri e carpini, ecc. Raggiungendo quote intorno ai 1.200 mt.
la vegetazione è dominata dal faggio che in alcuni versanti è misto ad
abete bianco.
Il Pino Loricato vive al di sopra della fascia vegetazionale con
una crescita molto lenta adattata a qualsiasi condizione climatica;
essendo la specie più importante dell'area del Pollino è stato scelto
come simbolo del Parco. La fioritura primaverile offre agli occhi uno
spettacolo di una bellezza indescrivibile; tra le tante specie citiamo:
la genziana, il narcisio, la peonia (molto rara), le orchidee, campanule
del Pollino, ecc.
Fauna : all'interno del territorio diverse sono le specie che,
grazie alla
vastità dell'area, sono riuscite a trovare un habitat ideale. Tra i
mammiferi più rari possiamo citare il gatto selvatico, il lupo, la
lontra, il capriolo e il cervo reintrodotto da poco.
Mentre tra i rapaci, oltre alla poiana e al nibbio, è presente l'aquila
reale;
tra i volatili merita un'attenzione particolare il picchio nero.
Fiumi e torrenti : il territorio del parco è attraversato da
diversi fiumi e torrenti, che nel corso del tempo hanno scavato ampie
vallate e gole
profonde. tra i più importanti il Sinni che ha come affluenti il Frido e
il
Peschiera, il Sarmento, il Canyon del Raganello, il Mercure che da Laino
prende il nome di Lao (dove si può fare rafting) ed ha come affluente
l'Argentino. Nel passato il territorio del Parco era ricco di mulini ad
acqua, alcuni dei quali, sono ancora ben conservati.
LA FLORA
La vegetazione del Parco è varia e ricopre l’intera seria di piani
vegetazionali appenninici; alle quote inferiori troviamo formazioni
prative e boscaglie, nonche’ essenze tipiche della vegetazione
mediterranea, alle alte quote foreste ad alto fusto e boschi cedui e
sugli altopiani i prati con una miriade di erbe officinali e di fiori.
I boschi ad alto fusto hanno una distribuzione diversificata sia a
livello di questa che di versante; le varie specie vegetali si ritrovano
a quota più bassa nel versante sud
E a quota più alta in quello nord. La flora del parco offre una vasta
gamma di specie diverse appartenenti alla maggior parte delle famiglie
della flora italiana.
Il faggio (Fagus sylvatica) è la pianta più diffusa, domina il paesaggio
del parco sviluppatosi in più tipologie a seconda dell’altitudine. A
livello altimetrico troviamo i boschi di faggio tra i 900 e i 1850
metri, ma anche a quote minori è presente in particolari associazioni.
Segnaliamo che in una piccola radura ai margini del piano di Acquafredda
un gruppo di faggi ha assunto nel tempo forme incredibilmente contorte e
straordinarie tali da essere denominati “alberi serpenti”.
Tra le specie arboree sopra i mille metri troviamo il pino nero (Pinus
nigra), il raro tasso (taxus baccata) sull’Orsomarso, l’agrifoglio (Ilex
aquifolium) e l’acero.
Particolarmente importante è il bosco misto abete/faggio; l’espandersi
del faggio, infatti, ha fatto diminuire l’area di diffusione dell’abete
bianco (Abies alba) il quale si localizza solo in determinati punti sul
massiccio, soprattutto nel settore nord (Bosco Iannace).
Gli esemplari di abete bianco si erogano inconfondibilmente all’interno
della faggeta con la loro forma slanciata e il colore più scuro.
La particolarità scientifica di maggior interesse è data dall’esistenza,
alle quote più alte del massiccio, della principale stazione italiana di
Pino Loricato, testimone della storia geologica del Pollini, in quanto
preziosissimo elemento balcanico.
Il pino loricato (Pinus leucodermis), diventato il simbolo del Parco,
occupa il livello più alto degli alberi ad alto fusto; lo troviamo su
Serra di Crispo, sui crinali del Pollino e del Dolcedorme, su Serra
delle Ciavole e abbarbicato qua e là sui costoni più impervi delle altre
vette.
Importante la sua presenza anche sui monti dell’Orsomarso, sul Monte
Alpi e sul Monte La Spina.
Caratteristica del grande albero è la corteccia a grandi placche
grigio-cenere di forma poligonale somigliante ad una corazza (da qui il
suo nome “loricato”).
Al di sotto dei mille metri di quota troviamo le seguenti specie: cerro
(Quercus cerris), rovere (Quercus petraea), castagno (Castanea sativa),
ontano napoletano ( Alnus cordata), acero di Lobel (Acer lobelii),
carpino bianco (Carpinus betulus) e carpino nero (Ostrya carpinifolia).
Interessante l’associazione di cerro, faggio, carpino nero e bianco e
qualche essenza di acero a Bosco Magnano. Lungo il corso dei fiumi sono
presenti il pioppo nero (Populus nigra), l’ontano nero (Alnus glutinosa)
e il farfaraccio con le sue grandi foglie; tra le essenze erbacee il
capelvenere.
Nei versanti a mezzogiorno si trovano i suggestivi boschi di leccio
(Quercus ilex) e roverella (Quercus pubescens). Importante anche la
presenza della macchia mediterranea con alloro ( Laurus nobilis), cisto
femmina (Cistus salvifolius), corbezzolo (Alaternus unedo), erica (Erica
scoparia), fillirea (Phillirea latifolia), lentisco (Pistacia
lentiscus), mirto (Myrtus communis) e rosmarino (Rosmarinus
officinalis). Tra i rampicanti segnaliamo la vitalba.
Particolarmente abbondante è la presenza di erbe officinali spontanee,
che nei pianori ad alta quota danno luogo a fioriture dai colori
svariati ed intensi profumi. Le più comuni essenze officinali sono:
l’aneto, l’assenzio, la bardana, la belladonna, la borragine, la
camomilla, il cardo mariano, la carlina, la coda cavallina, la farfana,
la genzianella, la lavanda, la malva, la menta, l’origano, il pungitopo,
la rosa canina, la salvia, la saponaria, il timo e infine il verbasco.
Nei mesi di maggio/giugno l’intero Massiccio, dapprima alle quote
inferiori e in un secondo tempo a quelle più alte, diventa un mosaico di
colori per le fioriture primaverili; si possono ammirare: la primula, la
peonia, la viola, l’orchidea sambucina ed altre varietà di orchidee, la
genziana maggiore e la genzianella, la polmonaria e la sassifraga. Tra
le specie più rare si segnalano la pusatilla alpina e il gallio.
Il sottobosco è ricco di frutti spontanei come le fragoline, i lamponi,
le more di rovo, le bacche di ginepro, usati per la preparazione di
marmellate, liquori, dolci e nella gastronomia.
Sono presenti anche una grande varietà di funghi mangerecci, soprattutto
nel periodo autunnale. Nei mesi di giugno/luglio si può raccogliere il
porcino (Boletus edulis); il periodo migliore è quello autunnale e oltre
al porcino si può trovare l’ovulo (Amanita cesarea), l’abetino e altri.
ERBE
OFFICINALI
Perche' le
erbe?
Sin
dai tempi più antichi l'uomo ha utilizzato le erbe per curare le
malattie. Già 8000 anni prima di Cristo i Cinesi ne conoscevano le
proprietà medicamentose e così, in epoche successive, gli Aztechi e gli
Egiziani, fino ai Greci ed ai Romani. Per molti secoli le piante hanno
soccorso l'uomo, attraverso l'uso consacrato nei modi comuni della
tradizione popolare, codificato da vere scuole di specialisti, come la
Scuola Medica Salernitana. Nel secolo scorso, attraverso lo studio dei
principi attivi delle droghe vegetali, è stato possibile studiarne a
fondo tutte le implicazioni terapeutiche. Col continuo progresso della
chimica, si è giunti alla sintesi dei principi attivi in laboratorio ed
alla preparazione di prodotti sempre più sofisticati, di semplice
somministrazione e dosaggio, ma purtroppo non sprovvisti di effetti
aggressivi o tossici sull'organismo. Nell'ultimo decennio si sta
prospettando un ritorno ai prodotti vegetali che nasce dall'esigenza di
ricorrere a rimedi efficaci e, nello stesso tempo,sprovvisti di
tossicità.
Perchè il Pollino?
Quando parliamo di piante medicinali dobbiamo necessariamente tener
conto del loro habitat naturale, delle caratteristiche del terreno, del
microclima, dell'inquinamento, dell'equilibrio biologico ed ecologico.
Il Pollino può essere considerato un ambiente ideale, una vera e propria
coltura biologica poiché costituisce un sistema ecologico ancora
intatto. Sulle cime più alte del massiccio ancora si libra in volo
l'Aquila reale, il Pino leucodermis (dalla pelle bianca) cresce
abbarbicandosi sulle rocce; nei boschi si ergono gli alberi secolari,
nei quali il ghiro scava il nido, nei ruscelli vivono magnifiche trote
puntate, nel sottobosco crescono funghi anche molto ricercati. In questa
situazione ideale crescono molte piante medicinali dalle notevoli
proprietà terapeutiche.
Come
si raccolgono e conservano le erbe.
Quando si vogliono raccogliere delle piante spontanee è buona norma
servirsi di una guida botanica che contenga, oltre al testo, delle
illustrazioni. I corredo di un raccoglitore di piante deve comprendere
un coltello con lama di acciaio per tagliare gli steli e staccare la
corteccia, un falcetto per mozzare le sommità fiorite e un canestro di
vimini per contenere il tutto. Le piante si dividono in Pteriodofite
(felci,piante senza semi...) e Fanerogame (camomilla,menta...). Una
volta raccolte bisogna pulire e mettere ad essiccare le erbe. Quando si
raccolgono: le radici devono essere ben sviluppate; le cortecce in
primavera; le foglie in primavera o primissima estate; i fiori quando
son ancora nel boccio; i frutti a completa maturazione; i semi prima
della caduta spontanea.
Come
si perparano le erbe.
Esistono vari metodi di preparazione delle erbe, ne elenchiamo alcuni:i
succhi (ottenuti tramite la macerazione o spremitura delle piante),
l'infuso,il decotto (bollitura della pianta), la tintura (macerazione a
freddo), il vino medicinale, il cataplasma (miscuglio di piante pestate
in un mortaio), l'unguento (ottenuto dalla mescolanza di piante e
sostanze grasse), lo sciroppo, i suffumigi secchi (ottenuti ponendo una
pianta su un braciere), i suffumigi umidi (ottenuti immergendo la pianta
in acqua bollente).
ANETO
L'aneto trova impiego nella fabbricazione di liquori digestivi e
anticamente gli si attribuivano proprietà antiepilettiche. I suoi semi
hanno proprietà aromatiche, digestive, carminative, antispastiche,
diuretiche, antinfiammatorie, etc. Il suo infuso è utile contro
l'aerofagia, la flatulenza e le nausee, inoltre favorisce le
mestruazioni. Un buon vino aromatico si ottiene mettendo a macerare 30g
di semi in un litro di vino bianco.
CAMOMILLA
E' la pianta medicinale più nota; ha proprietà anti-nevralgiche,
antispasmodiche, antinfiammatorie, digestive, sedative, etc. Il suo
infuso è utile contro l'insonnia, le nevralgie, i dolori in genere,
l'eccitazione nervosa, le coliche, l'inappetenza, le mestruazioni
dolorose, etc. Per uso esterno il decotto si usa per impacchi e bagni
oculari, contro le screpolature delle mani e arrossamenti della pelle.
La camomilla è molto usata in cosmesi: il suo infuso viene usato per
evitare la caduta dei capelli e per schiarirli.
CARLINA
Secondo la leggenda la carlina sarebbe stata un rimedio contro la peste
per le armate di Carlo Magno o di Carlo V e da ciò deriverebbe il suo
nome. In erboristeria si usa la radice essiccata che ha proprietà
diuretiche, sudorifere, detersive, cicatrizzanti. Contro la febbre e le
malattie da raffreddamento, si usa mettere un cucchiaio di radici
spezzettate in due bicchieri di acqua. Il decotto si usa contro i
disturbi del fegato e per detergere il viso nei casi di acne.
CAROTA SELVATICA
E' comunemente coltivata in tutti gli orti, anche se ne esiste una
varietà selvatica che è stata trovata sul Pollino. La carota aumenta il
numero dei globuli rossi, il tasso di emoglobina, rinvigorisce le
cellule, stimola funzioni epatiche, combatte gastrite e ulcere. Essa
contiene molta vitamina e provitamina A, vitamine B e C, sali minerali e
zuccheri; ha proprietà antianemiche, toniche, diuretiche, eupeptiche,
rinfrescanti, galattogene, vermifughe, topiche, cicatrizzanti,
pettorali; è una grande amica dell'intestino, ringiovanisce la pelle e i
tessuti, migliora la vista. Il succo di carote crude è utile nelle
astenie, anemie e nella prevenzione delle malattie infettive e contro la
stipsi. Per uso esterno si utilizza il suo decotto per impacchi su
ascessi, ferite, piaghe, scottature, foruncoli.
CODA
CAVALLINA
E' una pianta molto preziosa per gli astenici, i demineralizzati, gli
aterosclerotici, i pletorici; ha steli fertili utilizzati una volta
essiccati al sole o all'ombra; ha proprietà diuretiche,
remineralizzanti, emopoietiche. Per uso orale si usa il succo fresco con
funzione rimineralizzante e, in questo caso si usa anche la polvere di
coda cavallina. Per uso esterno il decotto viene utilizzato sotto forma
do compresse, impacchi, lavaggi in casi di ulcere, foruncoli, afte e
paterecci. Per la bellezza si usa il succo fresco o la polvere essiccata
per mantenere le unghie robuste.
EDERA
Le parti più usate sono le foglie che hanno proprietà sedative dello
stimolo della tosse, espettoranti, depurative, antinevralgiche,
analgesiche. L'infuso è utile contro la tosse, le bronchiti; contro
foruncoli, acne, si applica una poltiglia di edera dopo la bollitura e
la si applica sulla parte interessata. Per la bellezza si usa l'olio
anticellulite,contro i calli e i duroni si usano le foglie sminuzzate in
un bicchiere di aceto; per rendere i capelli lucidi si uso il suo
infuso.
FRAGOLA
Tutti conoscono i frutti di questa pianta, ma pochi sanno che possiede
qualità terapeutiche. Le foglie e le radici si raccolgono in primavera e
hanno proprietà tonico-astringenti, antidiarroiche,
depurative,diuretiche. Il suo decotto è usato contro le coliche, l'asma;
l'infuso è utile contro le diarree. Il frutto è ricco di vitamine e di
sali minerali, permesso ai diabetici e consigliato agli artritici. La
fragole è utile nella cura della pelle.
GRAMIGNA
Il nome deriva dal greco, agropyron, campo di grano ed è molto efficace
dal punto di vista terapeutico con proprietà depurative, diuretiche,
rinfrescanti e antinfiammatorie. La parte utilizzata è la radice,
essiccata all'ombra. Per la bellezza si usa il succo di radice contro la
cellulite e il suo decotto, con limone, come lozione tonica detergente.
LAVANDA
E' molto usata in profumeria e in cosmetica nella preparazione di acque
di colonia. I fiori vengono raccolti ed essiccati all'ombra per le loro
proprietà aromatiche, purificanti, sedative, diuretiche. L'infuso viene
utilizzato sotto forma di impacchi, frizioni nelle piaghe, scottature,
punture di insetti.
MALVA
Le parti utilizzate sono le foglie, i fiori e la radice: i primi hanno
qualità emollienti, lassative, rinfrescanti, calmanti, diuretiche, la
seconda ha azione pettorale. L' infuso viene adoperato contro la tosse,
la stitichezza, l'obesità; il decotto di foglie è utile per lavaggi
oculari, irritazioni vaginali, ferite e piaghe. Le foglie fresche si
usano contro il mal di denti; si usano i suffumigi al viso per dilatare
i pori, per tonificare, detergere e ammorbidire la pelle.
MENTA
Narra la leggenda che la ninfa Minta, amata dal dio Plutone, venne
trasformata in vegetale da Proserpina in collera per il tradimento dello
sposo. Le parti utilizzate sono le foglie e le sommità fiorite. La menta
contiene un olio essenziale, il mentolo, che è impiegato nella
preparazione dei dentifrici, colluttori. Essa ha proprietà stimolanti,
analgesiche, espettoranti e vermifughe. Contro la nausea e il vomito si
usa l'infuso nella grappa, contro l'arresto delle mestruazioni alcune
foglie in un litro di vino rosso insieme a rosmarino, salvia, artemisia.
I suffumigi calmanole nevralgie, le bronchiti, l'asma, il raffreddore.
L'infuso viene utilizzato anche come tonico decongestionante per pelli
arrossate.
ORIGANO
La pianta è molto nota e utilizzata in cucina per insalate e arrosti.
Essa ha proprietà sedative, antispasmodiche, stomachitiche,
espettoranti, antisettiche. Per uso orale è indicato nelle malattie da
raffreddamento e i suoi cataplasmi sono utili per i dolori reumatici; i
suoi suffumigi si usano contro il raffreddore e inoltre si usa una
pomata a base di origano contro la cellulite e i reumatismi. L'infuso di
origano,aggiunto a salvia e rosmarino, può avere effetti afrodisiaci.
ORTICA
L'ortica è molto diffusa e facilmente reperibile, è riconoscibile anche
al tatto per la sensazione di bruciore che provoca. Le parti utilizzate
sono la pianta intera e le radici che hanno proprietà depurative,
astringenti, tonico-diuretiche, emostatiche, antinfiammatorie. Si usa il
decotto e il succo fresco contro le emorragie, la gotta, i reumatismi,
le diarree, la caduta dei capelli e come lozione antiforfora.
PEPERONCINO
In Basilicata il peperoncino è quasi un'istituzione poiché entra
nell'alimentazione quotidiana ed è usato come spezia. Esso possiede
proprietà stimolanti gastrointestinali, digestive-diuretiche, eccitanti,
afrodi-siache, può essere aggiunto alle vivande nei casi di nausea,
digestione lenta, stipsi. Nelle nevralgie e nei dolori reumatici è utile
l'olio per massaggi termogeni.
PERVINCA
Questa pianta è entrata di recente nella medicina perchè contiene la
vincamina che agisce come vaso-regolatore celebrale. Le parti utilizzate
sono le foglie con proprietà toniche, aperitive, antidiabetiche,
decongestionanti. Si usa in infusione e per decotti per medicazioni di
piaghe.
PRIMULA
In erboristeria si usano le foglie, i fiori e la radice che si
raccolgono a fioritura e si essiccano all'ombra. Il decotto di radice è
utile contro la bronchite, l'influenza e il vomito ripetuto; l'infuso di
foglie e fiori è utile contro gotta, emicranie.
PUNGITOPO
La pianta era nota nell'antichità per il suo uso terapeutico contro i
calcoli renali, attualmente è utilizzato contro la contrattalità delle
vene essendo vasocostrittore, antiemorroidario, diuretico, urico, in
infusi e decotti. Il decotto è utile per decongestionare le pelli
arrossate e couperotiche.
ROSA
CANINA
La storia esalta la bellezza e il profumo di questa pianta. Omero ci
dice che veniva usata per produrre un unguento, i Romani la usavano per
aromatizzare i vini. La pianta ha proprietà astringenti, vitaminizzanti,
diure-tiche, depurative, antinfiammatorie. L'infuso è utile nelle
astenie e il decotto contro la diarrea. Per uso esterno si usa l'infuso
di fiori contro ulcere e piaghe.
ROSMARINO
Il rosmarino era noto sin dall'antichità: la regina Elisabetta
d'Ungheria lo usava in acqua come tonico per la pelle, Carlo Magno ne
ordinò la coltura nei giardini, Caterina Sforza ne esaltava le virtù
terapeutiche. Esso ha proprietà stimolanti, ipertensive, cardiotoniche,
coleretiche, antinevralgiche. Nelle bronchiti, asma, si usa i macerato
vinoso con foglie di tale pianta; per le gengive e l'alito si usano le
foglioline fresche, per il corpo con il rosmarino.
ROVO
Le parti utilizzate sono le foglie e i frutti; la pianta ha proprietà
astringenti, emostatiche, diuretiche, antidiabetiche e antinfiammatorie.
Il suo decotto è utile contro le diarree, le metrorragie, le
mestruazioni prolungate, le angine, le ematurie, le ritenzioni dei
liquidi, le litiasi urinarie, la gotta, le dispepsie, il diabete e
inoltre è usato all'esterno per gargarismi, sciacqui, irritazioni
vaginali, mal di gola, ulcere e piaghe. In cosmetica si usa il decotto
per impacchi alle palpebre come tonico astringente. Le more, con le
quali si preparano marmellate e gelatine, hanno notevoli proprietà
nutritive e depurative, sono utili nelle diarree infantili, nelle
affezioni polmonari in forma di decotto o sciroppo.
SALVIA
La salvia, dal latino salvare, era tenuta in gran conto dagli antichi
per la cura di molte malattie: presso i Romani si chiamava erba sacra e
gli ospiti veniva offerto un tè di salvia; nel Medioevo veniva usata per
preparare bevande stimolanti. In erboristeria si usano le foglie e le
sommità fiorite; essa ha proprietà toniche, antispastiche, diuretiche,
antin-fiammatorie, eupeptiche, digestive, calagogheantisettiche,
antisudorifere. Si usano infusi e decotti e, in modo particolare, contro
l'esaurimento nervoso, il vino con foglie di salvia macerate. Il decotto
viene utilizzato per sciacqui alla bocca, irrigazioni vaginali, piaghe,
ulcere e eczemi.
TIMO
E' una pianta dotata di numerose proprietà e viene definito
l'antibiotico per eccellenza in quanto possiede un olio essenziale, il
timolo, più antisettico del fenolo e dell'acqua ossigenata. Utilizzato
in terapeutica fin dai tempi più antichi, è stato studiato da illustri
farmacologi; le parti utilizzate sono le foglie, e le estremità fiorite.
Essa possiede proprietà stimolanti, toniche, antisettiche, espettoranti,
antitossiche, disinfettanti, antireumatiche, parassicide, diuretiche,
cicatrizzanti. L'infuso viene utilizzato per foruncolosi, piagheinfette,
ferite, infiammazioni delle palpebre, contusioni, distorsioni,
leucorree, stomatiti, sotto forma di impacchi. Viene utilizzato contro
le morsicature dei serpenti e degli insetti e contro i reumatismi, le
piaghe, le ferite, la founcolosi, micosi, bronchiti e tossi. I suoi
suffumigi sono indicati contro raffreddori, catarri, tosse e bronchiti.
Per la bellezza si ricordano i bagni tonici al timo e il decotto per
impedire ed arrestare la caduta dei capelli. Il timo cresce sul Pollino
in varie zone: è facile trovarlo in località Belvedere, meta obbligata
per i turisti a causa della stupendo panorama che da essa si gode e per
la possibilità di vedere gli esemplari di Pino Loricato.
VISCHIO
Considerata pianta augurale,portatrice di fertilità, ha proprietà
vasodilatatorie, ipotensive, antispastiche, decongestionanti,
diuretiche: si utilizzano le foglie, fresche o essiccate all'ombra.
L'infuso è indicato per l'ipertensione, l'arteriosclerosi, la menopausa.
Il decotto è indicato per screpolature alle mani e per geloni.
LA FAUNA
Alla pari della flora, interessante risulta la fauna. Il complesso del
Pollino costituisce nel suo insieme un ambiente tipico dell’Appennino
Meridionale comprendente una gamma faunistica tra le più varie ed
estese.
Il territorio, sul piano generale, offre una fauna eterogenea e
composita in cui si incontrano elementi di fauna calda, fauna temperata
e fauna fredda. Normalmente è stratificata secondo i piani altitudinali,
anche se ciò non ha valore assoluto poiché essa è talvolta soggetta a
notevoli variazioni di carattere stagionale. La fauna attuale risulta di
grande valore. Tra i mammiferi predatori un posto di primo piano occupa
il lupo (Canis lupus italicus), che nonostante la caccia indiscriminata
cui era soggetto fino a qualche decennio fa, è presente nell’area del
Parco con 20/30 esemplari.
Si nutre di solito di piccoli mammiferi e in rari casi si avvicina alle
greggi; d’inverno è possibile trovare le sue impronte sulla neve, ma è
difficilissimo incontrarlo.
In circa 50 esemplari è stimato il numero di caprioli (Capreolus
capreolus), specie di estremo interesse, che costituisce una delle
ultime popolazioni autoctone dell’Appennino Meridionale. Il suo areale
attuale si colloca sui Monti di Orsomarso e speriamo che presto
colonizzi anche il Pollino. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del
Novecento, il taglio indiscriminato dei boschi, per consentire
l’apertura di strade, ha fatto sì che il capriolo, prima molto più
diffuso, fosse decimato e il cervo addirittura estinto.
Ma il mammifero più raro all’interno dell’area del Parco risulta la
lontra (Lutra lutra).
Questo animale legato esclusivamente agli ambienti acquatici sopravvive
lungo i corsi del fiume Lao, Argentino e del torrente Peschiera (dove è
stata avvistata).
Oltre a queste preziosità faunistiche, sono molti gli altri mammiferi
presenti nell’area del Parco.
Molto diffusa è la volpe (Vulpes vulpes) che facilmente si incrocia
sulle strade o lungo i sentieri presso i centri abitati. L’istrice
(Hystrix cristata) e il tasso (Meles meles) sono abbastanza diffusi ma
difficili da vedere, mentre è più probabile incrociare il riccio
(Erinaceus europaeus). Sui prati alle alte quote è possibile avvistare
la lepre (Lepus europaeus) anche nella caratteristica livrea invernale.
Sono presenti anche la faina (Martes foina), la donnola (Mustela
nivalis), il ghiro (Glis glis) e il raro driomio calabrese (Dryomys
nitedula). Lo scoiattolo, sottospecie meridionale (Sciurus
meridionalis), negli ultimi anni ha avuto un significativo incremento ed
è facile incontrarlo, con il suo singolare manto molto scuro, nei boschi
di faggio, abete e nelle pinete di rimboschimento. Ricca è anche
l’avifauna con due presenze di spicco: l’aquila reale (Aquila
chrysaetus) e il capovaccaio (Neophron percnopterus). Si pensava, prima
dei recenti avvistamenti, che queste due specie non fossero più presenti
nel Parco. Tra i rapaci che si vedono sfrecciare nel cielo troviamo:
l’astore, il biancone, il falco pellegrino, il gheppio, il nibbio bruno,
la poiana e lo sparviere. Tra i rapaci notturni: l’allocco, il
barbagianni, il gufo comune ed è confermata la presenza del gufo reale
(Bubo bubo).
La presenza di tante varietà di rapaci, attestata anche mediante
l’avvistamento di specie supposte estinte dal Pollino, è stata possibile
grazie ad una politica di tutela della fauna e della flora, e più in
generale del territorio, attuata soprattutto nell’ultimo quindicennio.
Tra i volatili merita una menzione particolare il picchio nero (Prycopus
martius) che è presente solo in Basilicata, Calabria e sulle Alpi; è
possibile sentire, più difficile avvistarlo, il suo peculiare ticchettio
sui tronchi dei grandi alberi nel più profondo del bosco, lontano dalla
presenza di eventuali molestatori. Diffusa anche una grande varietà di
altre specie di uccelli, dalla coturnice alla quaglia, dal beccaccino
alla pernice, dal cardellino alla cornacchia, dalla gazza alla
ghiandaia. Infine citiamo il corvo imperiale, presente in poche decine
di coppie, che si può veder volare con la sua sagoma scura. Interessante
la presenza di anfibi, rettili e insetti. Tra gli anfibi presenti
meritano di essere citati la salamandra pezzata (Salamandra salamandra)
la salamandrina dagli occhiali (Salamandrina tergitidata) e l’ululone
dal ventre giallo (Bombina variegata) che hanno stabile residenza nei
tumultuosi torrenti che scendono dalle falde del Massiccio per sfociare
nel grande letto del Sinni e degli altri fiumi.
Tra i rettili più comuni troviamo il biacco (Coluber viridiflavus) con
la sua nera livrea, il cervone (Elaphe quatuorlineata), il colubro
leopardiano (Elaphe situla), la natrice dal collare (Natrix natrix) e il
ramarro (Lacerta viridis) con la particolare colorazione verde smeraldo;
presente anche la vipera nella varietà dell’Hugyi (Vipera aspis hugyi) a
cui bisogna stare attenti. Si segnalano anche più specie di pesci che
vivono negli incontaminati fiumi e negli invasi artificiali, così come è
diffusa la presenza di alcune popolazioni di trota fario. In conclusione
citiamo la notevole varietà di insetti presenti sul Massiccio con
migliaia di specie. Sui tronchi di maturi faggi si può scorgere la
rosalia alpina dalle appariscenti colorazioni. Inoltre, tra i coleotteri
curculionidi, è stata segnalata una specie endemica del Pollino
(Othiorhynchus calabrolucanus Lona). |