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DIALETTO SANSEVERINESE

dialetto

Il dialetto è una lingua dotata di un lessico spesse volte più rìcco di sfumature e li colori, di una serie di nomi precisi ed efficaci; una lingua in cui una larga sfera della vita soggettiva (a muori, dolori, passioni, sentimenti d’ogni genere) si può esprimere meglio che non nella lingua nazionale.

Nel dialetto c’è un’anima, che ha avuto ed ha atteggiamenti suoi, vivaci ed originali; infine è ricco quanto ogni altra lingua e non manca della sua bella letteratura popolare e d’arte.

Il dialetto sanseverinese non è tra i più brutti ed ostrogotici della Lucania: è grave, solenne, un po cupo e chiuso; cadenzato ed espressivo, spesso riesce piacevole e simpatico nonchè comprensibile per avere una certa affinità con l’idioma napoletano; però risente moltissimo lei dialetto calabrese e siciliano.

E’ caratterizzato dalla pronuncia stretta e dalla frequente sop pressione delle “ e – a” finali di parola, che se non sono accentate sono mute; in genere ogni vocale non conserva la vivacità di colore della lingua italiana.

Il bando in dialetto suona bann, gallina – gaddrina; figlio – fìggh’; si regge – si rejede; bottega – putija; piantare in dialetto suona chiantari’; sono venuto – si aggh’ vinuto ; u ciràso – ciliegio – u spàrto – ginestra); a oie -oggi; a crai – domani; piscrai – posdomani; a sartaina – padella; masculo maschio; iunco – giunco; a petra – pietra; a rota – ruota; a missa – messa; musca – mosca; a viriga – verga; u vetto – bastone; luta – sporcizia; pede – piede; trasire – entrare; adacquare innaffiare ; a scola – scuola; alèrta – stare in piedi; attàne – padre ; scanata – pagnotta di pasta; scarazzo – recinto coperto per chiudere il gregge; scifo – truogolo; scippare – strappare con impeto; scherda – lisca o piccolo tacco di legno ; strambo – storto di cervello; e struòffolo – pasta dolciata; a tann’ – allora ; troccola – raganella; timpagno – fondo della botte, vantera – grembiule dei calzolai, fabbri ecc.; e zìmmaro – il caprone; zito – sposo ;langeddra – boccale; grasta coccio di vaso; pirnicocca – albicocca; strittulo – viottolo; simmana – settimana; cruopo – letame, catarratto – botola, camastra- arnese di ferro appeso al focolare; zinno(a), piccolo(a), e zito (sposo). Molti vocaboli dialettali sono scomparsi o stanno scomparendo dal linguaggio sanseverinese: ciò sarebbe dovuto se non erriamo al fatto che oggi, a differenza del passato. “impone e predomina la lingua nazionale, data l’enorme diffusione della stampa e dei mezzi audiovisivi ecc, . . . la quale lingua tenderebbe a livellare e a surclassare i dialetti vari.

Qualche proverbio dialettale nostrano

A chiange u muori’ su lacreme perse (a piangere il morto son lacrime perse)

Chiav’ ‘ncint e Martin’ a mt’ (chiave in tasca e ladro in casa)

Cappidrr’ e guai nun mancan’ mai (capelli e guai non mancano mai)

I guai da pignata i sapad’ a cucchiara (i guai della pentola li sa bene il mestolo)

Saccu vacantu nun si rejede (sacco vuoto non si regge)

Na botta u circhiu e nata u timpagno (un colpo al cerchio eun altro alla botte).

Indovinello

Sacci na cosa cuseddra, tanto fine e tanta beddra: supa nu timparieddru, ci sia un vette e nu cappieddru (fungo).

Detto popolare

” U’ diavulu intu u mutiddu ” (si chiamava il primo grammofono comparso a San Severino)