SAN SEVERINO LUCANO [.com]

Riflessioni sulla Marathon del Pollino

(di Francesco Ciminelli)_ Avevamo pensato di mollare tutto l’anno scorso quando, a poche ore dalla gara, alcune frecce disposte lungo il percorso son state tolte e buttate nel fiume. Come quelle frecce, ci sentivamo in balia della corrente, una corrente che, purtroppo, tira dal verso sbagliato.

Era il 28 giugno 2013 e la Marathon del Pollino moriva.

Ma la Marathon del Pollino si è dimostrata una fenice e dalle sue ceneri è rinata, con un nuovo nome, un nuovo simbolo, un nuovo percorso, ma con la stessa anima.

Nasce così la Marathon Skanderberg. Nonostante tutti i cambiamenti, qui si ricomincia da tre costanti: il Pollino stesso, come sempre gran protagonista con tutta la sua bellezza, la partecipazione dei bikers, a centinaia ad invadere la piazza di San Costantino Albanese, nuovo punto di partenza ed arrivo della competizione, ed infine lui, Mirco Farnisi, che per il secondo anno consecutivo domina le vette lucane.

Tra le novità di questa “prima\quattordicesima” edizione della Marathon Skanderberg , tra lo stupore dei partecipanti e della comunità arbëreshe, alla partenza, a gran sorpresa, il primo a tagliare i nastri era il campione lucano Domenico Pozzovivo, reduce da uno splendido Giro d’Italia.

Il piccolo-grande biker ha partecipato, fuori gara e all’arrivo non ha avuto che belle parole volte ad incitare l’organizzazione di manifestazioni del genere, importanti, a suo dire, a promuovere il nostro territorio.

Un’altra presenza spicca tra i 700 bikers, un volto noto tra i frequentatori del Pollino, un uomo che ha visto nascere, poi morire, poi rinascere questa manifestazione, crescendo con lei: Barbaro Tommaso, per il 14imo anno in prima fila pronto a sfrecciare tra i boschi lucani, nonostante le noie fisiche che non gli impediscono, però, di concludere un’ottima prestazione. Nel 2001 era secondo di categoria e 13imo assoluto. Son passati gli anni, son cambiate molte cose, ma qualcosa resta immutabile: l’amore degli appassionati come lui e degli organizzatori per questo sport e per questo evento in particolare.

Un amore che “pedala” oltre le difficoltà, oltre gli ostacoli, e vince.

Allargo ora lo spazio della riflessione alle opportunità mancate, ai treni che si lasciano passare sotto gli occhi distratti e annoiati di giovani e vecchi (della politica), che a volte non percepiscono che il tempo passato non ci verrà mai più restituito. La Marathon del Pollino non è infatti la gara messa su da un gruppo sportivo, da un presidente o da un gruppo di scaltri imprenditori.

Questa è un’opportunità per i territori, una risorsa per gli operatori turistici e una vetrina per gli amministratori locali, che si sa, in tempo di crisi tra spending review e innumerevoli casi di disinvestimento, anche se eletti non sono di certo visti di buon occhio dalla pubblica opinione. In tanti (quelli attenti e partecipi intendo), si sono chiesti, perché non si fa più a San Severino Lucano dopo 13 anni? O ancora, quali saranno stati i motivi che hanno fatto si che nonostante i tanti cambiamenti di questa edizione i risultati sono venuti ugualmente, e a giovarne è stata la comunità di San Costantino Albanese?

La risposta, o meglio la parola chiave per giungere a risposte concrete è ‘LAVORO’. Una parola difficile per aree che fanno del sistema assistenzialista la bandiera che genera la subcultura del ‘non lavoro’ e allo stesso tempo il terreno fertile per portare avanti idee medioevali di sviluppo turistico e non. Il consenso, anzi i plebisciti elettorali ai quali si assiste nei nostri piccoli centri non è altro che l’effetto dell’instaurazione di un modo di fare politica dove si chiede poco e si da niente. In fondo in una cultura che cultura non è, il voto come valore assoluto non vale che le briciole elargite. Nessuno può sottrarsi a questa dinamica. Chi lo fa se ne va. Chi lo fa senza andarsene è fregato. E allora così accade anche per una delle manifestazioni più importanti per la nostra comunità: la marathon in mountain bike.

Tutti, e dico tutti pensavano che fossero chiacchiere quella di spostarla altrove. Altri pensavano forse che l’ultima domenica di giugno per volere divino si radunavano 700 persone più accompagnatori per farsi una pedalata in montagna. Qualcuno invece era convinto che chi organizzava ci guadagnava smisuratamente da non potersi permettere di cancellarla. E invece no. Questi signori, abituati a dare poco e ricevere niente si sbagliavano e di grosso. In primo luogo perché nessuno aveva bisogno, se non per amore per la nostra disgraziata terra, di organizzare un evento così imponente sacrificando del tempo alla famiglia e al lavoro.

marathon_scanderbergIn secondo luogo sottovalutavano il fatto che dall’altra parte della Valle del Frido, qualcuno non aspettava altro per far sua una manifestazione con gli ingranaggi lubrificati, e con un nome altisonante. Quel qualcuno però, al pensiero mediocre dell’arraffare qualcosa, si è aperto al confronto, allo scambio di idee con gli organizzatori, a mettere sul tavolo nuove energie e nuove proposte. Nasce proprio così la Marathon Skanderberg a San Costantino Albanese. Gli occhi degli amministratori locali a San Costantino erano sinceri dal primo incontro. Domenica si percepiva in loro la gioia di chi aveva fatto qualcosa di buono e importante per la propria gente. Perché chi amministra una piccola comunità è alla gente che deve dare risposte e aiuto, non alla vanità decadente di un titolo che vale meno del due di spade con briscola giocata a coppe. Dall’altra parte un gruppo sportivo moribondo, la Pollino Bike, che con questa iniziativa ha trovato nuova linfa e nuovi tesserati nei territori della Valsarmento. Moribondo sempre perché la nostra cultura di bassa lega ci fa pensare che qui non si possa e non si debba far niente per essere protagonisti di un magnifico territorio.

Il lunedì si parlava della necessità di riportare a San Severino la manifestazione, con i soliti ipocriti discorsi di chi sostiene che le cose trovano il loro posto dove nascono. La mia educazione mi ha sempre portato a pensare che la vera mamma sia quella che ti accudisce e non quella che ti partorisce, il vero amore è quello che si coltiva nella quotidianità e non nell’effimera bellezza dei primi mesi di passione. Insomma i concetti di appartenenza e proprietà sono anch’essi retaggio di una cultura che poco ha a che fare con i nostri tempi.

Il problema vero non nasce da conflittualità politico/elettorali tra chi organizza la gara e gli enti, o da chissà quali disaccordi tra i primi e gli operatori turistici. La situazione è ben più catastrofica. Questo paese non ha uno straccio di linea programmatica per il turismo. E di chi è la colpa? Fate voi. A mio avviso le responsabilità sono molteplici, e non ci riteniamo affatto esenti da esse. Gli operatori turistici sembrano una mandria di cavalli allo stato brado allo sbando che scalciano tra di loro anziché cercare di orientare tutte le energie verso la stessa direzione. La parola cooperazione a San Severino Lucano è ‘border line’.

Amministratori comunali, assopiti, addormentati, narcotizzati da anni di successi facili. Eppure erano stati loro ad avviare certi processi. Forse hanno capito che per restare più a lungo sulla seggiola quei processi andavano prontamente bloccati. Cittadini estasiati dal dolce far niente di casa nostra. Buoni a lamentarsi, a fare esempi, confronti e raffronti, ma a preferire qualche briscola al bar. Forse il progresso passa anche di lì. Giovani, già pochi, senza idea di futuro, e senza una minima memoria di quello che tutto sommato i loro nonni hanno costruito nei decenni scorsi.

La faccio Breve. Cosa c’entra una gara di mountain bike con il declino culturale di un paese morente? C’entra. Adesso è finita la Mountain bike, un giorno finirà la podistica, poi chiuderanno strutture ricettive, bar, botteghe, festival. Finirà tutto perché non è con le manie di onnipotenza che si fa grande l’uomo, bensì col LAVORO. E di voglia di lavorare per elevarci e per far grande il nostro territorio ne vedo ben poca.

Francesco Ciminelli

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