SAN SEVERINO LUCANO [.com]

MAFIA CAPITALE : DUE FACCE DELLA STESSA IPOCRISIA

L’ipocrisia regna sovrana tra le maglie di un’inchiesta che deve ancora colpire tutti i suoi bersagli. Con un’accusa così pesante come quella per associazione mafiosa (art.416 bis c.p.), non saranno in molti a resistere agli interrogatori e parecchi, invece, ad essere indotti alle soffiate, alle chiacchiere, alle accuse. A dire tutta la verità e forse anche di più. Ma l’ipocrisia è uno spettacolo che avremmo sperato, stavolta, ci venisse risparmiato.
L’ipocrisia di media e politici che tratteggiano questa vicenda come qualcosa che è nata solo con Alemanno, che risale solo a persone legate al terrorismo nero, perché ha tra i protagonisti Massimo Carminati, ex Nar, e nulla ha a che vedere con la sinistra buona. L’ipocrisia di ritenere che Buzzi abbia varcato il confine tra il bene e il male, solo perché traviato, lui rosso, dal nero Carminati.
La realtà è un’altra. Non c’è una maschera buona di Buzzi. C’è Buzzi con la sua storia, non tutta emersa. Buzzi che lavora dagli anni ’80 con il Comune di Roma, che cresce e si espande con le amministrazioni di sinistra da Rutelli a Veltroni, che deve accreditarsi con Alemanno quando i romani decidono di elevare al Campidoglio un post-fascista.
Altra ipocrisia è quella dei grillini che respirano nuovo ossigeno grazie a Mafia Capitale, che si presentano come gli illibati della politica, innocenti principianti che organizzano manifestazioni a difesa della legalità, deliziati dal duplice smascheramento che vede la destra e la sinistra egualmente implicate in illeciti guadagni.
Non tacciono, anzi alzano la voce, tutti quelli che hanno dato credito a Buzzi in questi anni. Buzzi che nella sua relazione di bilancio tesseva l’elogio di una sinistra, che non deve rinchiudersi in piccoli orizzonti, ma estendere, ampliare la sua bontà. Buzzi che denuncia, indagato per mafia, d’esser stato minacciato dalla “mafia dei cimiteri”, dopo aver ottenuto l’appalto per i fiori e giardini del Verano. Buzzi che si fa ritrarre con i grandi capi delle cooperative a partire dall’attuale ministro Poletti che delle coop era il mega-presidente. Buzzi che dimentica le sue origini comuniste quando sul Campidoglio sventola la bandiera nera.
È il ritratto dell’Italia. L’Italia che adesso è autorizzata a perdere altro tempo, incantata dalle storie che s’intrecciano in questo nuovo capitolo del romanzo, senza affrontare i problemi veri: le riforme da fare e non da annunciare, la produzione da rilanciare e non da deprimere, il pericolo del terrorismo di cui bisogna occuparsi e non preoccuparsi.
Roma ladrona ha riconquistato la scena. Il romanzo prosegue, l’ipocrisia anche. Fa parte del modus operandi, del sistema. Tanto, dopo aver seppellito ogni cosa sotto il chiacchiericcio, tutto tornerà come prima.

Beatrice Ciminelli

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