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Bicentenario di Don Bosco, padre e maestro della gioventù

[di Don Camillo Perrone]

Bicentenario di Don Bosco, padre e maestro della gioventù.

E’ un uomo poliedrico, geniale, attualissimo, educatore e benefattore sublime. La santità di Don Bosco è la garanzia che la sua proposta di vita, la sua scuola di spiritualità, il suo modello di azione apostolica si ispira ad un umanesimo cristiano che attinge motivazioni ed energie alle fonti della sapienza evangelica.
La statura morale di Don Bosco risplende maggiormente se pensiamo che la sua strategia di educatore non solo è un’applicazione radicale di tutto il suo amore di padre e di ministro dell’Altissimo a favore dei ragazzi, ma è un’azione concertata, che inerisce e soddisfa a tutte le vitali esigenze del ragazzo: fisiche, psicologiche, spirituali e soprannaturali.
La sua prima preoccupazione, immediata, scattante, fu quella di sopperire alle necessità materiali dei suoi figli. Se Don Bosco si faceva mendicante presso i ricchi era appunto per non fare mancare ai suoi ragazzi cibo e sostentamento materiale.
Don Bosco s’interessò anzitutto dei giovani in rapporto all’età che avevano, alle loro situazioni concrete di disagio, ai loro problemi e alle loro autentiche istanze di crescita e di sviluppo cui aspiravano. Per questo non diede passo, non pronunciò parola, non mise mano ad impresa che non avesse di mira la salvezza della gioventù. Questa sua dedizione, che aveva di mira sia il bene materiale sia quello spirituale della gioventù, lo portò ad affermare: «Basta che siate giovani, perché io vi ami assai», e «qui con voi mi trovo bene, è proprio la mia vita stare con voi».
Convinto, poi, dell’importanza che i giovani potevano conquistare come forze trainanti della società civile di cui facevano parte, se avessero ricevuto una buona preparazione professionale, culturale e religiosa, decise di consacrare tutte le sue energie al servizio della loro promozione umana e cristiana: «lo per voi studio, per voi lavoro, per voi vivo, per voi sono disposto a dare anche la vita».
Don Bosco sa leggere dentro all’anima dei giovani. Ne vede tutte le meravigliose possibilità di sviluppo, di perfezione qualitativa, cristiana. Come Michelangelo — si dice — aggirandosi fra i blocchi di marmo di Carrara vi scorgeva dentro l’immagine del suo Mosè, per cui non gli rimaneva che estrarre tale immagine dagli involucri esteriori del marmo, non diversamente Don Bosco scopre in ogni anima di fanciullo, l’uomo completo, il cittadino perfetto, il cristiano autentico.
Egli stava sempre in mezzo ai suoi ragazzi proprio per aiutarli a fiorire e a manifestarsi come uomini integrali, promossi, liberandoli da tutte le scorie del peccato e della pigrizia operativa.
Il suo zelo apostolico lo spinse, tra non poche difficoltà e incomprensioni, a creare per loro una prima istituzione stabile: l’Oratorio. L’esperienza oratoriana, condivisa per anni da don Bosco con i suoi collaboratori e i giovani, è stata da lui elaborata nei suoi scritti. Dal loro contenuto, oltre gli elementi più significativi della metodologia pedagogica utilizzata nell’educazione e delle sue proposte di vita spirituale, emerge anche il tratto fondamentale della sua identità vocazionale: quello di padre e maestro della gioventù, considerata «la porzione più delicata e più preziosa dell’umana società».
Numerose e significative sono le espressioni con cui Don Bosco cercò di manifestare la sua sollecitudine e il suo desiderio di lavorare per ragazzi e giovani delle periferie di Torino, lontani dalle proprie famiglie, soli, sviati. Don Bosco! «Un uomo da leggenda» come lo definì Victor Hugo. «Uno degli uomini più completi e più assoluti che abbia conosciuto la terra», scrisse il danese Giovanni Joergensen.
«Fu appunto Don Bosco che seppe creare un imponente movimento di educazione, ridando alla stessa Chiesa quel contatto con le masse, che essa aveva perduto…» (Lombardo Radice).
«Credetemi! Vicino o lontano io penso sempre a voi, cari giovani. Uno solo è il mio desiderio: quello di vederci felici nel tempo e nell’eternità… Finché mi rimarrà un fil di vita io la consacrerò al vostro bene!» Don Bosco dalla empatia verso i giovani passa alla simpatia; dalla simpatia alla collaborazione; dalla collaborazione all’unione più intima con le loro necessità.
I salesiani, punto di riferimento e di incontro soprattutto per i giovani sono presenti in Basilicata dal 1967 con la parrocchia “San Giovanni Bosco”, l’oratorio, il Centro Giovanile e il Collegio universitario. Per loro iniziativa, si è costituita nel 2001 una fiorente associazione universitaria; gli stessi cominciarono a lavorare a Potenza in un modesto locale, in un quartiere nuovo della città, rione Risorgimento, nato in una zona decentrata e con una situazione particolarmente difficile: un ambiente senza identità specifica, né a livello culturale né a livello strutturale. Da sottolineare un crescendo di impegno, di fatica ma anche di successi da parte dei salesiani a Potenza.
Ecco Don Bosco: «Il suo tipo di santità: l’amore operativo; la sua scelta di campo apostolico: la gioventù; la sua strategia d’impegno: il Sistema Preventivo; il suo programma d’azione: l’educazione; il soggetto del suo esito: l’acuta intuizione del cuore giovanile.
E urge contribuite alla promozione sociale, culturale, politica occupazionale dei nostri giovani, Don Bosco vuole che nel fornare i giovani, si tenga conto che sono esseri intelligenti, volitivi, dotati di una sensibilità straordinaria, facili a commuoversi davanti alla dolcezza come a risentirsi davanti all’asprezza: strategie adeguate ovvero un sistema educativo innovativo.
Basti dire che il Sistema Preventivo fu apprezzato persino, sia pure entro certi limiti, dagli anticlericali del tempo, il ministro Rattazzi fra loro. Urbano Rattazzi definì Don Bosco : il più grande fenomeno del secolo XIX. “Ragione, religione, amorevolezza” ecco il trinomio programmatico di Don Bosco. Nell’attuale emergenza del fatto educativo, la Famiglia Salesiana trova nella simbiosi tra valori umani emergenti e fede impegnata, un vasto e allettante programma di rinnovamento del proprio impegno sociale ed ecclesiale.

Don Camillo Perrone

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